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Sono passati più di tre mesi e mezzo, quasi quattro, da quando la coscienza del Coronavirus è tra noi. Cento e passa giorni in cui tra le nostre mani, nelle nostre menti è praticamente passato di tutto. Le mascherine, prima inutili e funzionali solo a contenere l’inquinamento. Poi fondamentali nel contenimento del Coronavirus. Poi di nuovo pericolose per la respirazione personale. Infine ancora inutili e dal 30 Giugno non più indossabili. Per i guanti stesso destino. Prima funzionali al contenimento, poi pericolosi diffusori del virus, quindi disinfettabili con l’amuchina, poi di nuovo inutili e pericolosi.

Camici idrorepellenti: non pervenuti. Poi pervenuti ma nelle forme delle tute da pittore. Quindi ricomparsi nelle cronache quando una donazione è stata fatta dalla moglie del Governatore attraverso il cognato, il quale però non lo sapeva neppure che all’inizio qualche zelante dipendente l’ha trattato come un appalto a titolo oneroso, poi rimosso giusto due giorni dopo che una trasmissione (Report, Raitre) aveva cominciato ad occuparsene

E veniamo ai tamponi. Prima inefficaci per sostenere un’effettiva pervasività del Coronavirus, incerti nella diagnosi, oggi positiva e domani negativa oppure il contrario. Prima solo sintomo della presenza del virus ma non della sua carica virale e quindi della sua contagiosità. Poi l’esatto opposto: elemento fondamentale per tracciare la malattia e la sua diffusione, poi di nuovo in discussione perché se il virus si deposita sulle ciglia dei polmoni uno potrebbe avere il virus ed essere asintomatico. Contagio che però viene considerato causa delle peggiori cose, comprese le morti, e poi il suo contrario: in effetti non mortale e persino neppure pericoloso, perché la carica virale aumenta e diminuisce. Come e perché, non si sa. Ma quando aumenta uccide e quando non aumenta basta una pastiglina. E così si arriva all’idrossiclorochina o Plaquenil, o addirittura alla candeggina iniettata per endovena. La più moderna delle “pere” del terzo millennio, che grazie a Trump ha mandato qualche migliaio di persone in ospedale. Nel frattempo arriva il metodo De Donno e la terapia del plasma. “Ne abbiamo guariti 50 su 50”, esulta il Professore di Mantova. Ma arriva lui, il fustigatore dei fustigatori: Burioni. “La terapia del plasma non serve, non dà grandi risultati”. Passano trenta giorni e si scopre che Burioni avrebbe rapporti con alcune case farmaceutiche. Nuovo scandalo, nuove assoluzioni. Burioni non avrebbe rapporti con nessuna casa farmaceutica. Da Piazza Fontana in poi un classico dell’Italia: non è stato nessuno. A chiudere, il sierologico che, se fatto e positivo obbliga all’isolamento; ma non ad avere un tampone che in Lombardia resta un mistero. In questo modo, a lavoro non si rientra mai. Benvenuti nella Repubblica delle banane. “Italia, il paese in cui ho scelto di vivere”. “No guardi, noi ce ne andiamo”. L’Italia è meglio di così.

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