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Un’associazione nata tra Via Ferrante Aporti e Via Sammartini: da cui l’acronimo, Fas. Nata per creare un sottile legame, quello umano, tra i cittadini di un’area complessa come quella dei 120 magazzini chiusi, di proprietà di Grandi Stazioni, tra cui ha trovato cittadinanza anche Fratel Ettore e poi il dormitorio maschile della Caritas, a Milano. C’è vita intorno ai binari: nel 2013 così fu intitolata una rassegna che raccontava la voglia di socializzazione di un quartiere che non vuole restare compresso tra le istanze di chi fagocita un cambiamento e chi ricorre alla paura per lasciare tutto così com’è.

L’associazione è nata per creare contaminazioni tra i migranti e cittadinanza milanese, tra i disagiati e chi invece quella condizione per fortuna non la vive. Un’attività di quartiere che è il paradigma di chi cerca dalla contaminazione, dall’integrazione un modello embrionale di società diversa: umana, prima di tutto. Ed il linguaggio dell’anima, come dell’uomo, è sempre quello dell’arte. Dentro la quale emergono le centinaia di disegni sulla facciata dei magazzini, in cui ad arricchire le istanze della collettività fanno bella mostra di sé i disegni degli artisti che hanno dato forma ai desideri espressi dai bambini delle vicine scuole elementari. Un’architettura di valori morali che hanno dispiegato la loro sostanzialità proprio attraverso la pittura ed il disegno. “La gente ha preso coscienza di questi spazi”, mi dice Donatella Ronchi Presidente dell’Associazione, che ci tiene a raccontarmi della prima panchina rossa contro la violenza sulle donne, delle iniziative in cui i cittadini sono stati accompagmati a visitare gli Sprar, il sistema di protezione per i rifugiati, a far incontrare le persone che scappano dalla fame o dalla guerra. “Perché finalmente diventassero carne, prossimità, dolore autentico. Uomini e donne che arrivano qui spinti dalla necessità, della sofferenza, dalla fame, dal bisogno di respirare la libertà, l’ossigeno dell’anima”. Una sperimentazione che si alimenta della capacità di tramutare i progetti e le aspirazioni individuali in opera manifesta di un umanesimo ritrovato. I murales, cui hanno preso parte 300 bambini che hanno espresso ciò che poi gli artisti hanno tradotto in immagine;i campi di calcio e di basket; i murales, graffiti contemporanei di emozioni umane. E soprattutto quel mappamondo che verrà abbracciato come opera d’arte, prossimamente, dai rami di un albero, simbolicamente rovesciando il mondo leopardiano. La natura come tutela del mondo. In quest’istanza si nasconde il profondo bisogno di tradurre la paura in rinnovamento, l’angoscia in speranza. Il futuro in uno spartito di note armoniche che suonino per il solo fatto di essere state messe l’una accanto all’altra. Un altro mondo è possibile, ascoltando uno spartito diverso, colorandolo di note diverse

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