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Intanto i numeri della protesta: 3858 contagiati. Partiamo da quelli. Cosa vuol dire contagio? Secondo quanto hanno spiegato i medici significa che il batterio del Coronavirus è arrivato dentro il corpo di una persona. Fai il tampone e ti viene rilevato.

Secondo punto: il batterio, lo ha spiegato benissimo in in lungo video Burioni, può fermarsi al naso o alla trachea. Oppure scendere fino alle ciglia dei polmoni. In quel caso ci si può ammalare ma di polmonite lieve. E si guarisce.

C’è il terzo punto, invece, il più critico: può accadere che il batterio scenda nei polmoni arrivi agli alveoli i quali contribuiscono a ossigenare il sangue. In quel caso la situazione è grave, la polmonite diventa di primario rilievo e diventa necessario intimare i pazienti. I più anziani muoiono. Le immagini girate da Piazza Pulita nell’ospedale di Cremona ci dicono che i pazienti sono soprattutto giovani: non il contrario.

E veniamo alla conta dei morti: da quello che sappiamo sono 148, hanno un’età media di 81 anni e muoiono con il Coronavirus e non per il Coronavirus.

Stante i dati appena indicati, stante il fatto che la guarigione è lunga per chi contrae il virus in età ancora giovane, stante il fatto che abbiamo una sanità ottima ma, nel pubblico, con decenni di politiche restrittive fatte di tagli, non abbiamo sufficienti terapie intensive per curare le persone. Il dramma è questo. La malattia progredisce e deve ancora raggiungere il picco, ma si sviluppa attraverso numeri ancora contenuti. Il problema è che diverse migliaia di malati possiamo curarli. Centinaia di migliaia non potremo curarli. A quel punto il rischio concreto di 200- 300 mila morti potremmo anche toccarlo. È l’ipotesi su cui il Governo ha deciso d’intervenire. Anche a costo di soffocare l’economia. A questo proposito: ieri a Milano gli albergatori hanno fatto una conferenza stampa per denunciare i giornali che hanno creato allarmismo. Alcuni di loro lo fanno anche con macabra ironia, oggi puntualizzando che la malattia arrivando al sud ha unito l’Italia. Contenti loro. Resta il fatto che se l’economia si ferma ci saranno milioni di lavoratori senza soldi, e miseria ovunque. Il Governo dunque deve adesso intervenire, è quello che chiedono gli imprenditori, per evitare il collasso del sistema economico.

Già questo ci dice di un prima e di un dopo. Tra sei mesi, ammesso di essere usciti da questa condizione, nulla sarà come prima. Tuttavia in questo desolante quadro v’invito a leggere la pagina Facebook di Nico Piro. Inviato in Sierra Leone durante l’epidemia di Ebola. Il suo racconto ci aiuta a capire come se ne esce da situazioni come queste.

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Foto di Elena Galimberti