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Non è che una banale influenza. Lo si era già capito ieri. Durante la conferenza stampa era emersa chiara la volontà di ridimensionare il fenomeno Coronavirus; confutato, nel suo story-telling mediatico, dai numeri. “Sono 206 gli infetti, di cui solo 21 sono in terapia intensiva. 77 sono in ospedale, ma non danno particolari preoccupazioni, tutti gli altri sono a casa, tranquilli, in isolamento magari asintomatici, con l’influenza superata magari senza accorgesene”. Sono le parole dell’Assessore Giulio Gallera.

Anche sui morti c’è un ridimensionamento nel modo di comunicare. Essendo tutti molto anziani, non si può confermare che siano morti per il coronavirus, è in sintesi quanto ha detto il Governatore, semmai il coronavirus è una concausa. Fontana ha ringraziato poi i medici, che ha definito eroi, gli infermieri e tutto il personale medico. Ed ha ringraziato i lombardi che non hanno avuto “atteggiamenti d’isteria”.

In soli 5 giorni con questa “influenza” abbiamo paralizzato un’economia, quella lombarda, fatto crollare la borsa, alzato lo spread, messo a rischio migliaia di posti di lavoro, isolato l’Italia dal mondo e spaccato il Paese in due, con una velata secessione rovesciata, dove fioccano le delibere dei governatori del sud verso la gente del nord che arriva in meridione in questi giorni.

Infine c’è anche una standing ovation per il Governatore.

Nelle ore in cui l’oscurantismo ha preso possesso delle menti e delle coscienze dei più; ed in cui un virologo su tutti neutralizza chiunque, tra i suoi colleghi, tenti di impugnare i suoi assiomi sulla base di una diversa osservazione empirica, lazialmente inconfutabile secondo la dottrina Lotito, cui evidentemente s’ispira il professore assunto ad oracolo di Delfi, si conclude questo viaggio al termine della notte, che lascia senza parole

Facciamo nostro l’appello del direttore del Liceo Volta di Milano, Domenico Squillace.

AGLI STUDENTI DEL VOLTA

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630.

Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria….

In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali.

Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale.

Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro.

La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore.

Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.
Domenico Squillace

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