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“I centri di permanenza e rimpatrio in cui soggiornano i clandestini deve essere chiuso. Chi vi arriva ha la sola colpa di non avere un documento: esattamente quello per cui in galera a San Vittore è stata detenuta Liliana Segre. La cui unica colpa era quella di essere ebrea. I Centri di permanenza e rimpatrio sono luoghi di detenzione peggiore di quelli penali. Al suo interno, a differenza di chi un reato lo ha commesso, i detenuti clandestini non possono ricevere alcuna visita. Anche per questo ne chiediamo l’immediata chiusura; in qualità di consigliere regionale m’impegno ad un’attività ispettiva continua, affinché siano garantiti i diritti degli uomini e delle donne che scappano dalla povertà e dalla miseria”. “Si entra nei lager Cpr perché è scaduto il permesso di soggiorno, perché si è entrati irregolari e non si ha nessun documento in mano, neppure quando anche senza un pezzo di carta si è comunque riusciti ad integrarsi. È questa una vergogna”.

Michele Usuelli, consigliere regionale lombardo di + Europa – Radicali, padre di famiglia di due bambini, medico neonatologo non ha dubbi da che parte stare. “Il provvedimento di riaprire Centri di permanenza e rimpatrio in ogni regione è figlio della legge Minniti – Orlando, in linea di continuità con la legge Bossi Fini e prima ancora con la Turco – Napolitano. Leggi che non rispettano i diritti umani, e contro le quali ci opponiamo”

Il consigliere è stato in Darfur in Cambogia, in Afghanistan. In tutte quelle aree del pianeta da cui si scappa sognando un Paese in cui vivere nel rispetto della dignità umana. È forse per questo che chiama i centri di detenzione, lager. A differenza di altri che chiedono di aiutarli a casa loro, gli immigrati, lui a casa di quegli altri, gli immigrati appunto, c’è andato. È proprio lì che, forse, ha scoperto che la guerra, la fame, l’esproprio di materie prime lo hanno condotto coloro che adesso li vorrebbero respingere. Per questo motivo probabilmente ritiene che un centro di detenzione altro non sia che quello che di fatto è: un luogo in cui si nega il principio su cui si fondano le moderne democrazie. Il rispetto delle persone, della loro diversità, del loro modo di essere. Logiche opposte a quelle della democrazia ateniese. Più vicine al Terzo Reich.

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