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Matteo Salvini battuto: dopo un ineguagliato filotto, le ha buscate in quel dell’Emilia Romagna. Distacco tra i 6 e gli 8 punti, tra i due contendenti, Bonaccini e Borgonzoni. i

il Governatore emiliano avanti di 8 punti: 51% a 43% contro la senatrice leghista.

Si ferma l’onda lunga leghista al 31,5%. Un risultato comunque altissimo, ma che fa segnare una prima brusca frenata dopo anni di successi.

Gli effetti del voto

Innanzitutto si segnala una ripresa del PD. Primo partito in Calabria ed ex aequo con la Lega in Emilia Romagna. Poi c’è la consunzione dei Cinque Stelle, scioltisi come neve al sole. Il centrodestra prevale in terra calabra, nettamente, con Jole Santelli avanti di oltre 20 punti ma con i partiti d’area divisi tutti attorno al 10%.

Brutte notizie per Renzi, prima di tutto. Se perde Salvini, si rafforza il PD, e s’indebolisce la proposta di Italia Viva e il suo asse con la Lega. Anche se Renzi ha ancora ampi margini di movimento per riaccorpare i centristi.

Il voto infatti dice una cosa: che portando, anzi riportando, i delusi al voto, come ben han fatto le sardine, ovvero l’espediente di Prodi sul terreno dell’Emilia Romagna, si possono ancora rovesciare i risultati elettorali. Sardine e voto disgiunto hanno consentito quest’esito.

In tal caso, fermando l’avanzata sovranista e riportando i moderati al centro della scena politica. Perché di fatto questa è soprattutto una sconfitta di Salvini e del sovranismo che, pur vincendo in Calabria, sa benissimo di aver perso come proposta politica in Italia. Sul versante opposto nell’aria di centro sinistra, la scomparsa dei Cinque Stelle da un lato non giova al Governo ma dall’altro rafforza il PD.

Due debolezze

Così abbiamo due debolezze che si guardano allo specchio. Salvini ha perso allo stesso modo con cui perse Renzi nel 2016. Ha trasformato le elezioni in un referendum sulla sua persona: perdendolo. Dopo la precipitosa fuga dal governo con i Cinque Stelle, questo è stato il secondo passo falso ed è la prima volta che i risultati confermano elettoralmente questo stop. L’uomo è tanto intelligente che già a mezzanotte, sventolando bandiera bianca, dichiarava se non altro, di aver portato la Lega a giocarsi la partita, che per tanti anni neppure s’era giocata, in Emilia.

Il punto però è che Salvini ha giocato d’azzardo proprio come fece Renzi. E anche in questo caso l’azzardo ha riportato al voto tutti coloro i quali dalle urne si erano allontanati negli ultimi anni.

Il secondo punto, ed è su quello che bisogna ragionare, è l’intrinseca debolezza di un PD che proprio mentre torna alla vittoria deve fare i conti con un governo che non rappresenta il Paese; e con la sua volontà di voler cambiare ancora pelle ed identità.

Pur tuttavia un ritorno alle urne in questo momento porterebbe i moderati a muoversi verso un nuovo nemico comune: Salvini. Per questo il miglior alleato di Salvini non è Berlusconi ma Renzi, che è l’unico moderato che con Salvini condivide l’inimicizia verso il PD e l’idea di uno stato nazionale forte, che combatta un fisco ingiusto, le toghe rosse, e un’autonomia che farebbe saltare entrambi i partiti. Per cui per il momento il voto rafforza paradossalmente il governo e la sua durata, pur confermandosi una fragilità consustanziale. Proprio per questo rischia di avere lunga vita. Due fragilità si elidono e permettono a chi governa di rafforzare le politiche redistributive e a chi si oppone di ricompattare le forze sovraniste. Il tutto dentro un contesto di politica liquida, in cui in due anni un’intera forza politica si è autoannicchilita. Ed in cui, come nel campionato di calcio dopo la sconfitta della Juve, tutto è ancora possibile.

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