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Quattrocento euro al mese. Questa è la cifra che la Regione Lombardia voleva riconoscere alle famiglie con disabili. Un assegno ridotto del 60% rispetto ai mille euro che fino al 2017 prendeva una famiglia che avesse avuto un disabile grave a carico.

Poi la delibera che tagliava a seicento euro; e a dicembre 2019 ancora un taglio: a 400 Euro. Misura colma per tante famiglie che infatti si sono ribellate. E sono andate direttamente in Regione Lombardia per protestare. Istanza accolta. In aula la maggioranza rincula, balbetta, finché gli argini cedono. Si torna a 600 Euro al mese, niente tagli. Ma resta quello precedente che da 1000 aveva fatto scendere il contributo regionale a 600 Euro. Un brodino caldo per chi si spezza la schiena a furia di trasportare con la forza della propria schiena, un disabile in carrozzella, costretto a combattere contro le barriere architettoniche. La Regione Lombardia è riuscita a dare il peggio di sé in questa circostanza, come del resto il peggio di sé ha dato il Comune, che ha lasciato da soli Marcos Cappato e il papà Alessandro, le mamme che sono venute a manifestare davanti al Pirellone, e tutti coloro rimasti in silenzio.

Ciò malgrado abbiamo assistito ad un esempio straordinario di come la politica sia prima di tutto sforzo personale. Isole di sensibilità umana hanno sfiorato da vicino i drammi di tante famiglie. Così abbiamo visto politici di destra e di sinistra grillini e non, capaci di attenzione il caso e di mettere una buona parola per il caso. E abbiamo visto gente politica di destra e di sinistra, grillini e non, scansarsi dall’altra parte quando ad urlare il loro disagio sono stati proprio quei disabili che hanno difficoltà a vivere. In questa intervista c’è il senso di smarrimento di un’intera classe politica. Ecco il servizio

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