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Un omicidio che rischia di pesare. Non è che ci volesse un genio. Se attacchi l’Iran devi aspettarti una risposta dal mondo islamico sciita. Anche perché hai ucciso un uomo considerato il numero 2 dopo Ali Khamenei, la guida spirituale dell’Iran.

Aver deciso di seguire i falchi della Casa Bianca rischia adesso di provocare un conflitto su scala globale. La rappresaglia sarebbe stata decisa dopo l’attacco all’ambasciata statunitense a Baghdad nei giorni scorsi. Protagonista delle azioni sarebbe stato Qassan Suleinami alla guida dei Guardiani della rivoluzione. Da qui la decisione di ucciderlo.

Un’azione del genere tuttavia ha immediatamente provocato riflessi sul greggio, il cui prezzo è destinato ad alzarsi ( alla pompa, prima di tutto) e successivamente sui lupi solitari sparsi qui e lì in Europa. A Parigi già nel pomeriggio ci sono stati 2 morti e due feriti. Tra le vittime anche l’attentatore solitario munito dell’immancabile coltello. A ciò si aggiunge che lo stesso paese iraniano ha fatto sapere di volersi presto vendicare. Altro sangue è destinato a scorrere nelle prossime ore. Ed il problema è che siamo appena all’inizio. Lo scenario rischia di coinvolgere un paese confinante con l’Iran, ovvero la potenza nucleare israeliana, già pronta a difendersi e contrattaccare in caso di aggressione. Del resto La Nazione guidata dall’Ayatollah Khamenei grida alla provocazione e all’aggressione militare ingiustificata.

A pagarne le conseguenze direttamente sono quei milioni di profughi che si riverseranno sulle sponde europee, versante Italia. Milioni di sfollati che, lo ha detto l’Ayatollah italiano Matteo Salvini, lui considera propri fratelli. E cosa ha dichiarato a ridosso dell’attacco l’ex comunista padano? Che l’attacco è stato giusto e coraggioso. Proprio quello che ci vuole per il nostro export, che ha come secondo Paese al mondo proprio l’Iran. Un atto di reverenza per non dire di vero e proprio servilismo verso l’alleato americano, che non se l’è filato quando da Vice Premier si è presentato a Washington; e che ancora non si è calmato per lo sgarbo subito a Mosca. Salvini voleva far vendere a Putin e ai suoi sodali il petrolio in Italia, facendo far affari alle imprese italiane in Russia e viceversa. La storia però non si cancella. E i comunisti con a capo uno del Kgb restano comunisti anche se hanno cambiato nome. E visto che sono gli americani che hanno portato i loro soldati fin in Italia, nella seconda guerra mondiale, i russi se ne devono stare a casa loro. Per gli americani il mondo si divide tra buoni e cattivi. E tra i buoni non ci sono mai stati i russi. “Zecche” salviniane comprese.

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