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A vederlo quasi non ci si crede. Bambini che usano un glossario erudito, che discutono di violenza sulle donne. Argomentano sulla libertà personale e sulla manipolazione. Li guardi e non ci credi. Li ascolti e non ti sembra vero. Bambini e bambine che parlano un linguaggio più colto di un qualunque tronista. Bambini che sfidano la legge di Heisemberg per cui non si può mai essere sicuri di nulla. Invece. Invece li ascolti e ti rendi conto che non solo hanno ascoltato. Hanno addirittura appreso. Appreso il senso del limite. Compreso il concetto di manipolazione. Accolto il principio che la libertà non si vìola mai. E persino accettato che le mani addosso ad una persona, non solo ad una donna, non si mettono. Punto.

Questo lavoro lo ha fatto una persona straordinaria come Maria Amantea, dell’Associazione Io Valgo. Un progetto pedagogico ma che sarebbe meglio identificare come un progetto psicologico pienamente compiuto. Un alveo culturale in cui l’ascolto s’era trasformato in una piena e realizzata capacità di aiutare i bambini a capire. Capire se stessi, prima di tutto, più ancora forse la complessità che li circonda. Dimostrando l’indimostrabile pratico: non solo sul piano teorico ma anche su quello pratico si possono aiutare i bambini ad imparare a diventare grandi. Diventando delle persone coscienti. Non buone. Non cattive. Coscienti.

Ecco, il miracolo di Maria Amantea, una donna che non pratica il narcisismo neppure per sbaglio, è riuscire a parlare alle anime dei bambini. È riuscita a capire come sentono, e come applicano quel loro sentire. Andrebbe coinvolta come una divulgatrice scientifica all’interno della realtà sociale. Invece è seppellita dentro le aule impolverate della scuola italiana. Ma anche lì lo fa in modo speciale. I suoi bambini li ha portati all’Università Statale di Milano Bicocca a spiegare agli studenti cos’è la psicologia collettiva. Avremmo voluto farvi vedere le immagini, ma adesso pubblicare le immagini dei bambini su Youtube non è più possibile. Peccato. È stato spettacolare vederli tenere una lezioni in un’aula universitaria.

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