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È stato un incontro ricco di sorprese e di contributi. Diviso tra spirito e materialismo, tra idealismo e pragmatismo, tra teoria e pratica. La domanda iniziale: cos’è la cittadinanza attiva, quali sono i suoi valori condivisi e chi se ne rende interprete

I relatori si sono confrontati con grande slancio ideale e allo stesso tempo con concretezza lombarda. Ciò che ne è emerso, è che la cittadinanza attiva è prima di tutto partecipazione. E il valore comune della partecipazione è proprio la condivisione. Proprio questi assunti hanno portato Gianni Zais, presidente di Milano Positiva; Maria Amantea, criminologa; Alessandro Isidoro Re, fondatore di Social Innovators Community; Marco Chiappa, Vice Presidente del Comitato Dottorandi; e Mauro Cesaretti presidente dell’Associazione Concreto, a confrontarsi sullo spirito dei tempi, sulla leva che spinge giovani e non giovani a vivere il tessuto sociale con una forma di partecipazione alimentata da un fuoco personale.

Passione però che ostracizza l’egolatria e il narcisismo e si concentra semmai su un “umanesimo medievale”; cioè sul recupero proprio dell’umanesimo che il medioevo ha saputo valorizzare e che oggi si ripropone dentro processi di globalizzazione che mettono in gioco l’essere umano dentro una complessità sociale in cui ha rilevanza l’identità individuale perché si riflette in un’azione interna ad un contesto sociale o social.

Proprio dentro questo sforzo vi sono elementi di riconoscibilità di alcuni epifenomeni, come le sardine, hanno in sintesi sostenuto i relatori, anche se c’è il rischio di confondere meritocrazia e meritorialità che, ha detto Marco Chiappa, ci costringe a distinguere il potere del merito dall’affermazione del merito, che è alla base di una moderna società libera.

È sul tema della volontà personale che alla fine si è concentrata questa filiera di pensiero. Le cose si fanno, il bene si fa, il dovere si fa. Se alla base c’è la volontà di farlo, ha detto Maria Amantea. Anche senza soldi. Attraverso lo spirito, con l’essenzialità di uno spirito partecipativo; con la fierezza di chi agisce perché spinto da qualcosa che sente dentro, ha aggiunto Mauro Cesaretti. Essenzialmente perché la partecipazione è alla base della cittadinanza attiva ha concluso Zais, accompagnato da Isidoro Re: la modernità è medio evo, umanesimo puro.