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Imparare ad avere il controllo di se stessi. Imparare a capire quali sono le condizioni in cui veniamo a trovarci, per capire se e come si può ingaggiare un certo tipo di rapporto: a parole, con le mani ma anche con il proprio pensiero. Questa è una vera scuola di vita.

Se entrate all’accademia del combattimento (academy of fighting) che si trova a Milano a Quarto Oggiaro in Via Cinque Maggio, trovate un riflesso della condizione della strada: semplicità, sorpresa, determinazione, reciprocità, cattiveria, empatia, ascolto.

Fabrizio Poletti e Chiara Luzzoli sono i protagonisti di questa accademia che non è una palestra e non è neppure una scuola: è un luogo dell’anima, prima di tutto, dove il combattimento è un paradosso. Perché il primo ingaggio ciascuno qui lo ha con sé stesso. Con i propri limiti e le proprie paure. È un luogo in cui chi entra impara ad avere innanzitutto percezione di sé e dei luoghi che si frequentano. Chiara e Fabrizio mi spiegano infatti che, al di là dell’immagine del combattimento quale paradigma per creare appeal sulle persone, in realtà nella loro accademia s’acquisisce la tecnica per il combattimento; prima però, molto prima, si acquisisce il modo di capire se stessi e le proprie emozioni. È comprendendo sè stessi che si può arrivare a dominare situazioni emotive prima fuori controllo. Il combattimento infatti non è solo quello contro l’altro. È anzitutto quello con sé stesso. Il resto è tecnica, è gioco, è approdo alla fisicità. Senza testa però non si arriva al corpo, senza l’anima non puoi combattere.

Con Fabrizio e Chiara parto con un progetto sul bullismo ed il suo contrasto. Ci siamo conosciuti così a Iocisonoetu.

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