Strana cosa, la vicinanza umana. Nel senso che appare estranea alla maggioranza della gente l’idea che occuparsi dell’altro sia tra le possibili condizioni cui optare nella vita.

Eppure.

Eppure una gran moltitudine di esseri umani soccorre i propri vicini, sostiene chi ha bisogno, offre cibo a chi non ne ha, presta soccorso a chi inciampa per terra, o non ha un tetto sotto cui stare. E non accade in mondi lontani. Accade spesso sotto casa nostra, o addirittura sul pianerottolo di casa.

Camminando lungo le strade di Milano, nelle zone periferiche o semicentrali, si osserva sempre più spesso un fenomeno curioso: si affastellano lungo la stessa via, a volte persino all’interno dello stesso Palazzo, ricchezza e povertà. Benessere e malessere. Assortiti dentro vespai umani in cui in un reticolo di varia personalità, trovi la famigliola benestante con le scarpe lucide la domenica, la divisa d’ordinanza in settimana e l’immancabile cellulare, e magari sullo stesso pianerottolo un anziano solo, oppure accompagnato da un cagnolino, unica risorsa umana con cui scambiare quattro parole oppure qualche emozione attraverso lo sguardo.

Lungo questa direttrice sono disseminati pezzi di varia umanità, in cui giovani, uomini e donne di mezza età, prestano il loro servizio alla gente comune, in un gioco di specchi che crea speranza, attraverso la semplice vicinanza che si esprime spesso con il semplice gesto di prendersi cura, a volte anche solo con le parole. Sono i volontari delle associazioni che guardano all’altro come ad una risorsa e non come ad un pericolo; e guardano con disprezzo chi disprezza la vita, rinunciando all’alterità, all’altro come un valore. Sono le migliaia di esseri umani che si adoperano nelle chiese e negli oratori a prestare gratuitamente il loro tempo ai ragazzi che studiano. Senza guardare al colore della loro pelle, al loro credo religioso se ne hanno uno, al loro status sociale. Sono le migliaia di persone che prestano servizio negli ospedali per portare una parola di conforto, o l’eucaristia per chi è credente. C’è un sacco di gente positiva in giro. Sarebbe ora cominciassimo a raccontare di loro della loro passione per l’umanità. Gente che ha dato l’ostracismo al capitale economico, perché crede nell’uomo e in lui intravede una speranza per cambiare.

Rimettendo al centro la persona e le sue emozioni. Sarebbe bello che parlassimo di più di queste creature che danno un senso alla vita, anche se un senso, dice la canzone, non ce l’ha.

Ce l’ha, eccome.