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Non ne parla nessuno. Non tanto per paura o per sudditanza. Per semplice ignoranza. Ascoltando la Dott.ssa Manuela Ponti, psicoterapeuta, che presiede lo sportello di ascolto del disagio causato dal Covid, a Milano, emerge un quadro molto preoccupante. Il Coronavirus , e soprattutto le sue misure di contenimento, stanno portando ad una rapida e progressiva patologizzazione della popolazione. Un fattore psicotico sta attraversando la gente comune, costretta nelle proprie dimore come leoni in gabbia. E il fenomeno si sta diffondendo non poco. A preoccupare, l’impossibilità di elaborare l’attuale condizione sociale, permeata di una diffusa angoscia e da una paura irrazionale. Le misure contenitive del fenomeno, mai pienamente spiegate, e mescolate ad un’infodemia senza controllo in cui le notizie sono diffuse senza criterio scientifico e con l’avallo di provocare reazioni emotive incontrollate, sta destabilizzando ampi settori della comunità.

A questa situazione provocata dall’irresponsabilità dei media – ha detto in un webinar su Facebook di ‘Generazione Lombardia’ – si aggiunge il fatto che in dieci mesi il Covid è stato descritto come un male assoluto, irreversibile, incontrollabile e demoniaco. In nessun momento s’è parlato mai delle terapie che funzionano oggi; mai dei medicinali che sono prescritti e che hanno guarito centinaia di migliaia di persone. Abbiamo invece fatto ascoltare solo il lato impaurito della stessa medicina alle prese con la disorganizzazione decennale italiana. Ed infine abbiamo isolato un’intera generazione di giovani. Dall’idrossiclorochina al Desametasone, dall’Eparina alla terapia al Plasma sono diverse le soluzioni proposte dalla medicina generale negli ospedali. Ma noi abbiamo sempre ascoltato di coloro che ogni giorno “si ammalano” anche se non si ammalano, perché essere positivi non significa ammalarsi. Di coloro che muoiono, senza che mai ci venga detto chi è morto e di che cosa. Nessuno racconta delle decine di migliaia che tornano ad una vita normale. Abbiamo creato un clima da guerra, da via del dolore senza ritorno

Forse occorre un atto di resipiscenza. Prima che sia troppo tardi.