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Siamo la città che va a duemila chilometri l’ora. La città di Expo, di Linate, di cinque linee metropolitane, di milioni d’ingressi ogni settimana. Siamo la città della moda su scala mondiale, dell’arte, della Scala, di Giuseppe Verdi, dello Stadio di San Siro, di Gianni Rivera, di Mediaset, della RAI, di Sky, di Alessandro Manzoni. Siamo la città di Piazza Affari. dello shopping e del quadrilatero della moda.

Milano è il capoluogo in cui vengono da altre nazioni per fare shopping in via montenapoleone o in Via del Gesù. È la città in cui si corre dalla mattina presto: è il luogo della movida, delle folle lungo i navigli, di Sant’Ambrogio e degli Oh Bej Oh Bej, della folla alla Rinascente. Dei runner che corrono, biasimati ed insultati dai fan di Burioni.È la città che usa la macchina, per andare a prendere i figli a scuola, per andare allo stadio, a fare la spesa nei grandi centri commerciali, per fare la passeggiata in centro città. È lo spazio fisico in cui la macchina ( e le moto) sono un abbrivio, un luogo per fare breccia e colpo, nell’immaginario seduttivo maschile e femminile.

Siamo una città che va veloce: a 5 km da casa nostra abbiamo l’Autodromo di Monza, dove la velocità è diventata storia.

Eppure abbiamo scelto di trasformare Milano nella Piazza Tiennamen del 1989, in cui la gente va in bicicletta. Lentamente. A ritmi leggeri. Con i sacchetti della spesa. Per lasciare spazio ai ciclisti. La città però non va su due ruote ma su quattro ruote. Al doppio della velocità. Ai ritmi delle transazioni in Borsa, alla velocità delle immagini che sfrecciano sui monitor.

Milano va avanti. Sempre. Milano corre, ineffabile. La rivoluzione guarda avanti, in genere. Non indietro.

Milano si allarga, diventa sempre più grande, un contenitore che si amplia alla luce dei suoi figli: nativi e forestieri giunti fino qui. Non siamo la Cina, non siamo una provincia, non siamo Brescello, un Paese della Bassa che va ai ritmi del cielo. Milano vive, di corsa, anche di notte. No, signori nei palazzi, generazioni di uomini hanno costruito una Milano diversa da quella che ci avete restituito.

Adesso dalle vostre lussuose case non potete chiederci di far finta di vivere altrove. Nel paesello tranquillo, lontano dalla grande città. Noi siamo Milano. La velocità è un’altra.