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Bambini uccisi in diretta video. Torturati e seviziati. Con torturatori virtuali che al di qua dello schermo pagano i torturatori reali, affinché uccidano dei bambini. Prima mutilandoli, amputandoli di una gamba o di un braccio. Poi a quanto pare, per aumentarne l’atroce dolore, invitavano i torturatori reali a versare dell’olio bollente sui loro corpicini.

Quanto maggiori sono le richieste in diretta live, tanto più alto è il prezzo della prestazione. Pagata in bitcoin. Pagamento che scende invece se l’acquirente del prodotto video acquista la tortura del bambino, che viene comunque regolarmente ucciso, a fatto compiuto.

In mancanza di interazione non c’è un pagamento elevato, si è scoperto. A morire a quanto sembra sono bambini soprattutto asiatici. In questo triste e devastante quadro disumano, rovistando, sono stati trovati due ragazzi minorenni di Torino entrambi diciassettenni, figli di buona famiglia, che si dilettavano a comprare e a partecipare a queste torture “come se fosse un videogioco”.

A scoprire il letamaio è stata un’operazione di Polizia di Siena, operazione denominata “Delirio”, che ha sgominato un’organizzazione di 19 minori e 6 maggiorenni di tredici province italiane che si dilettavano a passare il loro tempo a pagare qualcuno perché torturasse dei bambini. È la banalità del male che ancora una volta soprassiede e oltrepassa qualunque considerazione psicologica, filosofica, o morale. Il male è semplicemente l’espressione del lato oscuro, profondo e malato, dell’essere umano. Capace di concepire qualcosa di tanto devastante da annichilire qualunque coscienza. Pare che i ragazzi coinvolti in questo giro d’immagini fossero tutti di buona famiglia e di province dabbene. Istigazione a delinquere, violenza, abusi sessuali, questi i reati perseguiti. I pagamenti avvenivano in criptovalute. Nel virtuale mondo del web, si uccidono i bambini dal vivo speculando con le monete elettroniche. Le stanze dell’orrore esistono e sono, purtroppo, italiane. Il Coronavirus e il suo dramma, al confronto, sembra una storia più leggera. Non c’è limite al peggio.