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Elena Sposito è una pedagogista specializzata negli interventi assistiti con gli animali e in educazione ambientale. Insegna all’Università Cattolica e lavora per la Cooperativa sociale “Tempo per l’infanzia” che si trova a ridosso di Piazzale Loreto a Milano in Via Padova 69. Un mondo nel mondo, verrebbe da dire, osservando come riescano a convivere due filosofie che più diverse non potrebbero essere. Sulla stessa via, da una parte il mondo dell’integrazione sociale politica ed economica declinata attraverso i consueti modelli di consumo; proprio di fronte una fattoria sociale, un presidio agrozootecnico di proprietà del Comune di Milano. Nato prima con l’intento di di integrare i neo arrivati nel contesto sociale;
successivamente indirizzato a neo presidio ambientale in grado di dispiegare alle giovani forze studentesche del posto, il Parco Trotter ha un grande complesso di scuole primarie e secondarie, la cultura dell’economia circolare.

Elena parla per quasi due ore, raccontando la condizione delle sue galline che conosce e chiama per nome una per una. Si distinguono, Elly, Neve, e Aldo Giovanni e Giacomo. Elena le accarezza, le prende in braccio come fossero suoi figli, se li sbaciucchia come una nonna fa con i nipoti.

Le fa carezzare al cronista, ne spiega le caratteristiche, ne identifica i tratti caratteriali. Per lei questa comunità è una Koinè in senso greco, in cui ciascuno è chiamato ad operare in base alle proprie competenze.

Accanto a lei c’è Mattia Bruschi, che qui ha cominciato da volontario sin da principio e per la sua competenza in agrozootecnia, ha maturato una tale esperienza da essere stato assunto. La cooperativa dispiega un patrimonio di conoscenza e di coscienza: da una parte insegna ai ragazzi come si coltiva un terreno, come si producono le erbe aromatiche, come si lavora la terra, come se ne ottengono i frutti da consegnare poi agli animali che qui convivono in armonia. Animali che sono curati, coccolati, sono ascoltati e accompagnati nella loro vita fino a quando non sia la morte naturale a portarseli via. In questo ciclo i bambini vengono accolti per imparare i processi di cura.

Qui della natura, dei suoi elementi, ci si prende cura, facendo rete. E malgrado qualche preoccupazione materna di troppo, i bambini sperimentano la cura della natura dalla sua produzione di beni alla sua fruizione finale. La cooperativa ha sviluppato e coltivato progetti sugli avicoli dimostrando che sono animali molto intelligenti e di questo danno dimostrazione ai bambini. “Le galline, aggiunge ancora Elena, che ha poggiata sulla sua spalla Elly, sono esseri intelligenti. Sanno contare fino a 80, sanno riconoscere chi li protegge, sono in grado di selezionare chi fa loro male da chi non lo fa”
La cooperativa ha una sala dedicata alle attività collettive, una sala per i gatti, altri generi d’animali che qui trovano protezione e ascolto, spazi in genere ricavati da pregresse mangiatoie per maiali e mucche.

Una piccola fattoria del tempo, dove approdano i più giovani “a cui cerchiamo di togliere dalle mani il cellulare per rimetterli a contatto con la terra”. Nei progetti già realizzati la possibilità di aggregare anche altre scuole, esterne al plesso scolastico della Città del Sole del Trotter, dentro il quale è presente una numerosa popolazione scolastica.
A pochi metri dalla contemporanea complessità appassita dell’urbanistica e dalla declinazione tracimante del capitalismo di ultima generazione, in cui tutto è consumo, meglio se fatto correndo, si apre un orizzonte contrario. In cui la lentezza, il silenzio, e la contrazione del consumo, diventano linee guida su cui insiste una cultura differente. Quella per cui “quando arriva un giovane filippino o egiziano, mi dice Mattia, venire qui renda meno traumatico il passaggio dal vecchio al nuovo. Una via di mezzo”

Convergenze parallele tipiche di una distonia moderna. Mettere insieme l’umano e il superfluo. E scoprire, post Covid, che l’uno sopravanza l’altro. E di molto. Le mani affondate nella terra, sono quelle poste nel ventre della madre. Sono parte di noi.