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Le elucubrazioni degli ultimi giorni non sono un caso. Le drammatiche titolazioni dei giornali nazionali che hanno definito l’omicidio di due bambini da parte di un padre e il suo successivo suicidio, “separazione difficile o dramma dei papà separati”, sono solo l’ultima tappa di un giornalismo decadente, morente, agonizzante.

La nostra carta stampata produce i frutti di quuarant’ anni di corruzione ad ogni livello. Personaggi di scarsissimo valore professionale, promossi a ruoli apicali in spregio a qualunque regola e a qualunque principio meritocratico. Gruppi industriali e forze politiche hanno inquinato la libertà di pensiero, accaparrandosi quote di giornali per indirizzare i consumi e allo stesso tempo l’orientamento politico. Senza dimenticare l’abuso del corpo delle donne, spesso privilegiate nei ruoli di responsabilità, allorquando disposte ad assecondare le voglie di vecchi satrapi in vena di trasformare le redazioni in harem più che in uffici composti da giornalisti. L’epilogo è quello che vediamo. Notizie manipolate artatamente con l’intenzione di indirizzare l’opinione pubblica. L’uso scorretto di notizie non verificate, il cui portato è solo scandalistico e dunque in ultima istanza mirata agli ascolti. In nessun momento mai viene coltivata l’etica del giornalismo. L’obbligo di raccogliere le.testimonianze e di verificarle. L’onere di confutare semplici asserzioni senza costrutto. E poi la vetusta condizione di considerare come normale il fatto di consolidare stereotipi patriarcali e tipicamente maschilisti.

In queste ore l’omicidio di un padre che ha assassinato i suoi due figli e che si è poi ucciso, è stato fatto passare come un problema delle separazioni tra uomini e donne; come di una comune reazione interna alle difficoltà di una separazione. Il goffo tentativo di stereotipare alcuni fenomeni di violenza quando ricondotte agli uomini sposati, dice dell’arretratezza culturale e intellettuale degli italiani, riportata in alcuni casi al livello del paleolitico. In questa classifica dell’orrido i giornalisti hanno rapidamente scalato la vetta della stupidità umana, garantendosi non senza ragione, la cima della violenza e della distopia nazionale, con inarrivabili effetti collaterali collettivi. Il problema vero è che non si vede la fine di queat’isteria collettiva Di questo periodo di straordinaria misconoscenza delle regole del gioco della convivenza civile. Un padre che uccide i figli non può essere un problema dei padri separati. È un problema non separarare certi giornalisti dal mondo del giornalismo. Questo è il vero problema.