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Seduto su una panchina, alla quattro del pomeriggio nel grande Parco Lambro di Milano. Sono gli ultimi giorni di Maggio. C’è un gran caldo ed ho deciso di scrivere con il mio computer all’aperto. Niente ufficio. Un po’ d’aria fresca, un venticello leggero, il fiume vicino con l’acqua che scorre. Tutto attorno il verde. Poca la gente che passa. È un giorno feriale. Scelgo una panchina vicino al fiume, e che dista una decina di metri dalla strada da cui passano le persone, a piedi o in bicicletta. Per questioni di sicurezza e distanziamento sociale mi sento più tranquillo se sto ad almeno 10 metri dalle persone che possono passarmi vicino. Per la gran parte sono runners, amanti della bicicletta o coppiette giovanissime che se ne vanno a braccetto.

Dopo circa un’ora passa una macchina della Polizia Locale. L’uomo alla guida si sporge verso di me.

-Mi scusi , mi dice, la mascherina dovrebbe tenerla sopra il naso, non sotto il mento-

Mi guardo intorno. Siamo solo in tre in un’area di almeno 500 metri. Io, e i due poliziotti chiusi dentro la macchina. Non c’è nessun altro. Loro da me distano poco più di una decina di metri. Sorrido. Tiro su la mascherina. Loro si allontanano, e a qual punto abbasso di nuovo la mascherina. E mi rimetto a lavorare.

Racconto quest’episodio perché l’uso della mascherina è diventato uno degli argomenti principali degli italiani. A tavola, per strada , sui giornali e nelle TV. Il Prof. Francesco La Foche sul Corriere della Sera ( https://www.corriere.it/cronache/20_giugno_07/coronavirus-vacanze-l-immunologo-foche-sotto-l-ombrellone-senza-mascherina-sbagliato-vedere-pericoli-ovunque-9acb992c-a8e4-11ea-a00a-5e3865307963.shtml) ha spiegato le ragioni per cui è sbagliato vedere pericoli dove non ci sono. La mascherina serve a proteggere dove gli spazi sono chiusi e si rischia l’assembramento e il mancato distanziamento sociale. In quel caso va indossata. Assumere la paranoica convinzione che incontrando una persona che cammina sul tuo stesso marciapiede bisogna scendere e allontanarsi, rappresenta un modo di vivere completamente sbagliato. Sia sul piano medico sia sul piano psicologico. Ripetiamo: questo non significa non avere coscienza che la mascherina va portata con sé. Significa semmai non smarrire la consapevolezza di quando sia opportuno usarla e quando no.

Chi la usa per correre mette a rischio la propria incolumità. Per questo lo stesso Istituto Superiore di Sanità è intervenuto specificando che i runners possono correre senza mascherina. L’immunologo La Foche ha spiegato che la mascherina in spiaggia non serve: basta il buon senso.

Sarebbe forse il caso che anche le forze dell’ordine fossero informati di queste disposizioni. Capisco la necessità di monitorare i comportamenti laddove possano esserci potenziali rischi. Nei luoghi chiusi, nei supermercati, sui treni o nelle metropolitane. Si capisce molto di meno la necessità di monitorare le persone sedute da sole su una panchina in un parco in un pomeriggio di un giorno feriale.

Più comprensibile che il controllo avvenga durante la movida di una grande città. Sebbene occorra ricordare quanto ha dichiarato a “Non è l’Arena” da Giletti, su La7, il Prof. Bassetti, virologo del San Martino di Genova: “Abbiamo evidenza scientifica che il virus è clinicamente scomparso e sappiamo che la sua carica virale è molto indebolita rispetto a quella iniziale. Inoltre sappiamo come affrontare il virus molto meglio di tre mesi fa. Tanto che nel mio Ospedale oggi abbiamo in tutto 5 ricoverati in terapia intensiva per Covid. Tre mesi fa erano trenta volte di più”. Come spesso capita in Italia, è venuto meno in alcune circostanze, l’uso del buon senso. Per cui dove ci sono assembramenti evidenti, come nel caso di diverse manifestazioni politiche, nessuno interviene per far rispettare il distanziamento sociale. Mentre poi si ammonisce chi se ne sta tranquillo su una panchina al parco. Due pesi e due misure.