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L’immagine parla da sola. La stessa identica foto proposta su tre siti giornalistici di tre diverse città: Bergamo, Cremona e Brescia. Non è l’unico esempio: su Tuttosport di lunedi 25 Maggio vengono ripresi i giovani di Milano lungo il naviglio, felicemente distanziati mentre fanno l’aperitivo domenica pomeriggio. Ed anche loro vengono bersagliati di accuse malgrado l’evidenza dica il contrario. Non parliamo poi delle mascherine. Le hanno quasi tutti, solo che gli scatti fotografici sono fatti o mentre camminano oppure mentre hanno appena posato il bicchiere sul tavolo dove stanno consumando

È evidente che chi cammina, se davanti a sé ha spazio e le persone più vicine sono a 10 metri, la mascherina la tiene giù. Non c’è motivo d’indossarla, visto che serve proprio per tutelare gli altri. Cosi come se sono in giro con la mia compagna o fidanzata e mi fermo a prendere qualcosa con lei, distanziati in modo opportuno dallo stesso negoziante che mi ospita lungo naviglio, non c’è ragione d’indossarla. Con quella stessa ragazza mi bacio e magari faccio l’amore, e il distanziamento sociale non ha quindi motivo di essere.

Siccome però è divenuta una moda quella d’insultare le persone, soprattutto se più giovani; e posto che fa tendenza dire che nessuno rispetta il distanziamento sociale, allora tutta l’informazione deve uniformare pochi sporadici casi ai milioni di cristiani che invece le regole le hanno rispettate. Sia chiaro: le macchine incolonnate lungo mare a Napoli le abbiamo viste. Cosi come abbiamo visto le scazzottate di Perugia. Da qui a dire che un’intera nazione vìola le regole ce ne corre. Durante i radiogiornali dell’ultimo week end continuava a passare la notizia che a Bari sono state elevate ben 18 multe per assembramenti. Diciotto. Posto che a Bari abita qualche centinaia di migliaia di persone, e posto che la Puglia non ha gli stessi numeri di Milano e della Lombardia in termini di Covid, il sensazionalismo sui provvedimenti è oggettivamente inadeguato. Però pare che così debba andare. Bisogna a tutti i costi generare paura, e a tutti costi moralizzare sui comportamenti delle persone anziché sforzarsi di scrivere provando a pensare.

La stessa immagine riproposta per tre volte per tre piazze di tre città lombarde diverse, sono un chiaro atto di accusa al giornalismo nazionale. La dimostrazione della sua illogica incapacità di fare correttamente il proprio lavoro. E la dimostrazione ennesima di una necessaria sanificazione anche di quel mondo se la sua moralità è stata sopraffatta dall’interesse economico in modo pressoché completo. Certo che bisogna campare, ma chi ama questo lavoro dovrebbe mettere al centro le persone che devono essere informate. Invece questo non succede più. Vince chi strilla di più la cosa che va per la maggiore, secondo la vulgata del momento. Anche se non è vera, anche se la notizia non è verificata. Si può ancora parlare di giornalismo?

Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti