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Questa è la storia di Sonia Musico, ha tre figli. È nata a Milano e qui, fino a quattro anni fa, aveva una casa. Due dei suoi figli sono maggiorenni ed una è disabile. La terza è minorenne.

Quattro anni fa, per vicende familiari, Sonia perde la casa. E comincia la sua odissea. Fa richiesta per avere un appartamento e si mette in fila. Sottoscrive tutte le domande d’emergenza per avere un posto in cui stare. Chiede un alloggio popolare. Incontra i diversi assessori che al Welfare si sono alternati a Milano. La risposta è sempre la stessa. Carenza di alloggi e inidoneità per il suo fabbisogno. In quattro bisogna avere almeno una adeguata metratura.

Sonia lavora per Ristorazione Milano. Con l’avvento del Covid, la mettono in cassa integrazione. Campa, se così si può dire, con 250 Euro al mese. Questo mese. Perché Maggio è stato il primo mese in cui ha visto dei soldi. I figli dormono a casa di amici, in città. Lei, dopo 4 anni di attesa, è sfinita.

Dopo incontri, lettere, mail, telefonate, dopo le estenuanti code per mendicare un diritto, Sonia è stanca. E questa notte dormirà davanti a Palazzo Marino, sulla panchina sita proprio davanti agli uffici di Beppe Sala.

Scene già viste qualche anno fa, sindaco Pisapia, con un signore di nome Saverio. La povertà non fa sconti e non ne fa neppure la burocrazia. La quale si assicura solo di non aver la scocciatura di doversi curare di un possibile cadavere. Per cui ti tiene a bagnomaria per anni. E tu aspetti. Come fa Sonia. La quale, allo stremo delle forze, e con la dignità che ancora la sorregge grazie anche al supporto dell’associazione Pro – Tetto, guidata da un coriaceo Paolo Garibaldi e da Fernando Barone, continua la sua battaglia. “Una guerra che dura da quattro anni” e che a quanto pare non vede una fine

Come per la sanità lombarda, l’edilizia popolare milanese, continua a mostrare tutto il suo disinteresse verso chi non ce la fa. Nella Milano da bere, affogata nei liquidi reagenti dei tamponi, e dentro il virus invisibile del Covid, osserviamo l’ennesima persona violentata e abbandonata dalle istituzioni. La quale s’incatena davanti al Palazzo che governa la città. Perché questo chiede un cittadino allo Stato di cui è parte. Esserci. Soprattutto quando ne hai bisogno. Che è esattamente la stessa cosa che chiedono coloro che vogliono preservare la loro salute con un tampone. Poter contare sulla presenza delle istituzioni. E non sulle ragioni della loro assenza.

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