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La storia di Roberta e Veronica. Il primo è un nome di fantasia. Spiegherò perché. Il secondo invece è un nome vero. Lei si chiama Veronica Rencricco.

E’ di Roma ma abita a Milano, bloccata dal DPCM e da un sospetto Covid -19. Entrambe hanno in comune questa condizione: tutte e due hanno i sintomi del Coronavirus. Ciascuna si è autodenunciata; si sono rivolte al medico di base o alla guardia medica e poi all’Ats. Entrambe si sono sentite rispondere che non potranno avere un tampone. Veronica ha ultimato la sua quarantena dopo 14 giorni dalla denuncia al medico, lo scorso 8 Aprile. Roberta, il cui nome è di fantasia perché quest’altra ragazza di Milano non ha detto ai suoi genitori di sospettare di avere il virus, ed abitando fuori Regione non li vuole allarmare, vedrà scadere la sua quarantena l’8 di Maggio. Entrambe si sono rivolte al sistema sanitario e per tutelare l’incolumità propria e altrui hanno chiesto di essere subito monitorate con un tampone. Veronica ha tutti i sintomi e da un mese la febbre. Roberta ha avuto la febbre ed è poi passata. Come Veronica ha perso gusto ed olfatto, ed è colpita da forti mal di testa. Sono rimaste da sole, abbandonate dalla medicina del territorio, che suggerisce loro di prendere una Tachipirina e di restare a casa. A Veronica i 14 giorni sono scaduti e potrebbe anche circolare, Roberta lo potrà fare tra 8 giorni esatti. Ognuna di loro potrebbe contagiare altre persone. Roberta lavora a Milano in un ufficio molto frequentato. Lei ha avvisato i colleghi e ottenuto una dispensa dal presentarsi. Il sistema medico però non la monitora. O meglio: da lei pretenderebbe si scaricasse una App per essere monitorabile. Quando però è lei ad autodenunciarsi e a chiedere di essere tamponata ed eventualmente seguita, di lei la Regione Lombardia non si occupa minimamente. Contagi pure chi vuole: volendo è autorizzata a farlo. Nel caso di una delle due, quello di Veronica, ho deciso, conosciuta la storia, di scrivere direttamente sul cellulare dell’Assessore Gallera, e poi del suo staff, affinché si prendessero cura di questa ragazza che aveva fatto un video per autodenunciarsi. L’ultima volta che l’ho sentita, il 16 Aprile, malgrado l’appello fatto il 9 Aprile, non aveva avuto nessuna risposta dalla Regione. E allora mi domando: a che serve avere un’App che monitori i cittadini se quando ti autodenunci come “una potenziale bomba atomica”, nessuno poi fa niente? Che razza di sanità è quella che non monitora chi si autodenuncia e però minaccia di sanzioni chi non si scaricasse l’applicazione? Roberta nel frattempo è a rischio cassa integrazione avendo esaurito i giorni di ferie. “Come farò ad andare al compleanno di mio padre, che si avvicina, se sono positiva? E lo sono davvero? Tu sai se posso fare un tampone a pagamento, da privati?”

Questa è la Sanità lombarda. Giudicate voi se vi sembra funzioni bene.