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Perché siamo ancora chiusi in casa? È questa la vera domanda a cui dobbiamo dare una risposta. Esistono e quali sono le ragioni per cui lo Stato, cioè noi, avremmo autorizzato un intero Paese, una nazione tra le prime del pianeta, a rinunciare alla libertà, cioè il valore primario a cui nessuna persona può rinunciare?

Essenzialmente per un motivo che virologi, medici, scienziati e politici ci hanno spiegato sin dai primi giorni dell’epidemia: perché il Virus avrebbe congestionato le nostre terapie intensive, provocando un enorme problema di ordine sanitario. Solo che questo problema, oggi, non sussiste più.

E visto che la scienza si esprime con i numeri, volendo concedere ai numeri la primazia rispetto alla filosofia, la spiritualità e la politica, allora mettiamo in fila un po’ di dati
Innanzitutto il fattore R=0. Se per ogni persona il fattore fosse pari a R=1 oppure R=1,3 vorrebbe dire che avremmo per ogni persona la possibilità che infetti da 1 a 3 persone. Se questo parametro scende a R=0, dice la scienza, allora il rischio pandemico si abbassa sotto la soglia di allarme. Attualmente la soglia in Italia, dichiarazione del ministro Speranza, è di R=0,8
Il rischio contagio si è molto abbassato. Sotto la soglia del pericolo.
Seconda osservazione: gli ospedali si sono riempiti nelle scorse settimane perché i medici non sapevano cosa fosse il virus. I nostri compagni di viaggio cinesi, quelli accolti dalla Regione Lombardia come alberi dalle stesse radici, bontà loro, non ci hanno informato di quale fosse la reale natura del virus e come contrastarlo.

In meno di un mese e mezzo i medici hanno capito come contrastare il virus. Il quale non aggredisce, come si è ritenuto in un primo momento, solo i polmoni. In realtà genera una iperstimolazione delle citochine che provocano trombi ai polmoni e al sistema vascolare e cardiaco.


E così si è identificato come curare i pazienti. Con antivirali e antimalarici come il Plaquenil, ad esempio, o la clorochina o l’Idrossiclorochina. Individuati i farmaci stanno progressivamente diminuendo i morti, i pazienti presi nel primo stadio della malattia vengono curati in modo tempestivo ma soprattutto non c’è più bisogno di fare ricorso alle terapie intensive e quindi ai respiratori polmonari. In Lombardia le persone ricoverate in rianimazione sono drasticamente scese: dal picco di 1200 unità siamo scesi a 901.

Un altro dato che offro alla vostra attenzione è il numero delle vittime in Lombardia. Sono oltre 12 mila persone. Se facciamo il calcolo di quante sono le RSA in Lombardia (700) e quanti gli ospedali(250) individuando una media di dieci decessi a struttura avremmo all’incirca 9.500 vittime accertate. Cosa vuol dire? Vuol dire che il virus circola dove ci sono ambienti chiusi che ospitano persone contagiate o asintomatiche. Sigillando quelle aree, siamo in grado di contenere i focolai, come ci ha insegnato prima Codogno e poi la chiusura della Lombardia.

I medici ancora una volta ci hanno dato una grande mano indicando la linea maestra da seguire: facendo i tamponi presso le aree focolaio, come è stato fatto in Veneto, possiamo contenere il Virus, isolarlo e metterlo nelle condizioni di non nuocere.

Ancora una cosa, ci ha detto la medicina: che con queste misure adottate, usando i tamponi, possiamo indebolire il virus, il cui parametro è misurato da R=0.

Nel frattempo da Londra, dall’Imperial College, arriva un altro numero importante. Secondo i ricercatori inglesi gli italiani colpiti dal Covid sarebbero 6 milioni. Il numero dei morti supera oggi le 20 mila unità. Ovvero lo 0,3% della popolazione. Si può parlare di emergenza nazionale davanti a questi dati che vi ho appena fornito? Si può bloccare ancora per mesi un Paese che già così è in ginocchio da un punto di vista economico?

Tutto bene, allora? Pericolo scampato, torniamo alla normalità? No, neanche per sogno. In Regione Lombardia qualcuno chiede che le misure di restrizione personale siano tradotte, dunque che continuino, fino alla fine di Giugno. Secondo il Prof. Galli sarebbe prematuro togliere i vincoli che ci costringono a casa. Pare che in realtà questo parere sia condiviso sia dal Premier Conte sia dal Governatore Fontana, che sarebbero scettici sul tornare alla normalità, e sulla riapertura di uffici pubblici, ristoranti, cinema stadi e negozi. Dunque la quarantena potrebbe continuare.

In Italia, nel frattempo, nei primi 3 mesi dell’anno, sono morti una media ponderata ( calcolata sulla base della media dei morti negli ultimi 5 anni) di 150.000 persone, di cui 21.000, sempre rilevata per media ponderata secondo i dati rilevati negli ultimi anni, per tumore al polmone. Certo: non abbiamo avuto i picchi del + 400% nel bergamasco, come nel caso del Covid -19, dove un focolaio non isolato ha provocato migliaia di morti. Ma resta il fatto che i numeri, con il rispetto dovuto alla vittime e al dolore dei loro familiari, non raccontano di un’emergenza sanitaria, ma di un problema dell’apparato sanitario, tale per cui se la medicina del territorio funzionasse potremmo lavorare sulla prevenzione e scongiurare l’avvento di uno Stato dai modi totalitari.

Se facessimo i tamponi e le radiografie ai pazienti considerati potenzialmente Covid, per la loro vicinanza ad un focolaio, eviteremmo di dover obbligare gli anziani a dover usare il braccialetto elettronico e la restante parte della comunità a doversi scaricare un’App, obbligatoriamente, per mappare e tracciare i nostri spostamenti. In un Paese in cui ci dicono di volerlo fare per la nostra salute, per la cura del popolo, a cui hanno sottratto pezzi di verità da Piazza Fontana e Via Fani, da Via dei Georgofili agli omicidi di Falcone e Borsellino, chiederci di fidarci è come chiedere ad un tonno di fidarsi di un pescatore.


La tirannia è un processo lento cui si arriva a tappe con lo strappo finale in cui da un giorno all’altro ti ritrovi i carri armati per strada, da parte di chi dice di farlo per il bene comune e non per il bene del tiranno.
Osservo infine che la disponibilità dei mezzi di protezione personale individuale ancora scarseggia e che i tempi di approvvigionamento sono troppo lenti. Inoltre faccio presente che l’elemosina di Stato, i 600 Euro, non permetteranno la ripresa né la possibilità di evitare la povertà diffusa; mentre i 3 miliardi stanziati dalla Lombardia per le opere pubbliche avranno un senso e potrebbero essere utili se i lavoratori potranno avere ancora un lavoro e se gli sarà permesso d’uscire. Sappiamo che un distanziamento di 2 metri, l’uso di mascherine e guanti ( e sia lode a Fontana: è l’unico ad aver detto da uno scranno istituzionale che le mascherine vanno usate, al contrario di alcuni virologi che hanno detto di non metterle) sono sufficienti ad evitare il contagio.

Per cui: riapriamo le chiese e i negozi, organizziamoci per riaprire le scuole a settembre con il dovuto distanziamento e l’uso dei DPI. Smettiamola di avere paura e di farne avere. E affrontiamo la realtà. In modo adulto senza isterismi. Soprattutto in modo democratico