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I tamponi sono diventati il portato, lo statuto ontologico di ciò che soprattutto non è oggi la sanità in Lombardia: il paradigma dell’efficienza. Al contrario la piena rappresentazione di un fallimento. Nato con la Legge 23 del 2015, che oltre a sancire la reificazione della sanità privata come benchmark, voleva negli intenti declinare la medicina del territorio come seconda gamba, per eludere il rischio di una sanità ospedalocentrica, i nostri epigoni, i nostri eroi della politica lombarda, fatto salvo le debite eccezioni che ci sono sempre state, minoranza nella minoranza, hanno clamorosamente fallito. Uno di quei fallimenti che in altri momenti avrebbero riportato i black block, Rolex al polso, a mettere a ferro e fuoco la città. Invece la malattia ci costringe cogentemente a casa, e i politici a chiudersi nei palazzi.

È la perfetta rappresentazione iconografica dello stato confusionale in cui versa la Regione Lombardia. Un tratteggio di impressionismo mediatico con cui dall’afasia, s’è passati a logorroica e costante comunicazione

Sull’uso dei tamponi

Innnanzitutto: servono? La risposta è sì, se vogliamo sapere se il virus è presente nel corpo di un uomo. La risposta è no, se vogliamo saperlo con certezza. Perché la certezza è data da un quadro in cui al tampone seguano esami ematici e radiografie polmonari. Senza le quali la diagnosi certa non si può avere. Certo però che tra uno che ha il raffreddore a casa e uno che ha gli stessi sintomi ed è a casa con il Coronavirus e non sa di averlo, ce ne corre: allora il tampone è fondamentale.

Poiché per altro sappiamo da mesi che sono gli anziani i primi ad essere colpiti, non sarebbe stata una cattiva idea se i medici di base avessero fornito i nominativi da loro in cura, over 65, per fargli automaticamente i tamponi. Contemporaneamente sarebbe toccato a tutto il personale medico, paramedico e quello delle pulizie dentro gli ospedali. E allo stesso tempo alle forze dell’ordine. In una parola ai più esposti. Lo ha fatto la Regione Lombardia?

No.

La Lombardia ha lasciato sole queste categorie senza monitorarle. E malgrado i morti, e i contagiati, ha anche la protervia di dichiararsi brava competente e capace. In una parola: autoreferenziale. Non bastasse, la stessa Regione ha messo dentro le RSA i dimessi dagli ospedali con ancora i sintomi Covid-19 con le conseguenze che conosciamo grazie al coraggio delle persone che hanno perso un familiare, di denunciare. E ai giornali, La7 su tutte, di andare a ficcare il naso dentro questo casino organizzato.

I tamponi invece li hanno avuti i politici, i giornalisti conosciuti, i calciatori. La creme, del paese. Invece il popolino si deve mettere in fila e sperare nella provvidenza. L’efficienza ha radici antiche, come ci hanno indicato i compagni cinesi.

L’ultimo paradosso in questo teatro dell’assurdo. In cui il fallimento liberista trova un aiuto dal comunismo cinese, russo, cubano. Ce lo avessero detto nel 1994, quando i liberisti dissero di volerci liberare dal comunismo, non avremmo mai immaginato un finale di scena di questo tipo.

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