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Ci voleva Report questa sera su Raitre per dire la verità e veder confutate gran parte delle balle spaziali che ci rifilano da un mese. Andando sui social e cercando tra i giornali locali, le verità in controluce già si vedevano.

Si capiva che il paziente zero e il paziente uno di Codogno erano e sono uno specchietto per le allodole. La polmonite interstiziale bilaterale in Italia circolava già da mesi, incubava in Italia da Novembre, dentro un contesto in cui di polmoniti sospette se n’erano registrate già nel 2018 nella zona del cremonese. E questo per problemi ambientali. Quello che Report ha mostrato sono le falle del nostro sistema. La mancanza di qualunque piano in grado di contrastare le epidemie, programmate sulla carta ma mai realizzate. Qui, nella cosiddetta grande Lombardia, dove già annoveriamo quasi 7000 morti e la cifra è destinata ad aumentare, manca praticamente tutto. I dispositivi di sicurezza per i medici, i camici, le mascherine FFP2 ed FFP3. Mancano gli occhiali, mancano i respiratori polmonari, mancano i posti letto e la gente muore a casa come decine di testimonianze riportano soprattutto a Bergamo e Brescia. Mancano i medici, mancano gli infermieri.

Guardare l’Assessore Gallera questa sera, dopo aver dato l’ennesima contabilità dei lutti, aggiungere “che l’offerta sanitaria comunque è buona” come se stessimo parlando di un prodotto che si vende al bar, grida vendetta al cielo.

Le parole di un sempre più confuso Governatore, Attilio Fontana, citare i pazienti aggettivati come ‘clienti’ per un lapsus freudiano accanto a quell’altro in cui continua a dire che ‘non bisogna alzare la guardia’ sono la dimostrazione provata di un inconscio che parla e che dice la verità. Qui in Lombardia i medici fanno quello che possono, alcuni hanno sacrificato anche la loro vita. È il sistema sanitario, corrotto, indagato, perseguito da decine d’inchieste e d’arresti che fa semplicemente schifo.

Quello che fa più rabbia sono poi le palle che vengono raccontate. I ministri sorridenti, o virologi domenicalmente in TV, che mai, dico mai, sentono il bisogno quanto meno di rimproverare e di denunciare le manchevolezze colpevoli e dolose del sistema. Invece se ne stanno zitti. Mai uno che s’incazzi, mai uno che rivolto al potere, al ministro in collegamento, abbia la dignità d’incazzarsi e di chiedere subito il minimo indispensabile. Invece c’è sempre quest’aria di furtiva complicità di melliflua connivenza con il sistema.

Non parliamo dei numeri, spacciati per veri anche quando non ci sono prove soprattutto perché non ci sono prove. E quando qualcuno nel mondo dei virologi chiede lumi su come sono refertati i pazienti, se e come sono realizzate le autopsie, come sia sancita la certezza delle morti Covid, quando qualcuno chiede come si stabilisce che una salma sia prelevata e portata via perché sia cremata, non si sa dove, allora sei subito tacciato di non essere un esperto, di essere un cospiratore o un fallito imbecille che parla a vanvera.

Cosi persino le foto che ti scattano sotto il naso, in un chiaro caso di assembramento dove ci sono le piu alte gerarchie della Regione Lombardia e del suo capoluogo, in una grave e palese violazione di tutti i precetti imposti, passano inosservati, come testimonia la foto di copertina scattata ieri al nuovo ospedale della Fiera di Milano. Mentre in città se giri con il cane e la fidanzata al parchetto, vengono a romperti i coglioni.

E lasciatemi dire che in questo schifo di Paese e in questa regione in cui la classe dirigente che la guida è riuscita a dire tutto e il contrario di tutto, dalla dichiarazione a favore della secessione e per la Padania, alla dichiarazione d’amore per il tricolore in una schizofrenia che richiederebbe un ricovero in un istituto per malati di mente, ci voleva Report per mettere in dubbio che i morti a Wuhan non siano stati quelli dichiarati, e che il comunismo cinese fa schifo. E che lisciare il pelo ai comunisti cinesi, ipercapitalisti, o al fascismo ungherese è la stessa orribile porcheria, soprattutto se poi dopo aver gridato alla necessità dell’uomo forte, alla prima tempesta tutto crolla miseramente e dell’uomo forte resta il volto scavato di un uomo provato come Attilio Fontana, persona perbene tra l’altro, cui talora sfugge la verità: “Forse abbiamo sbagliato qualcosa“, ha detto, nell’unica volta in cui per un errato conteggio 2500 nuovi positivi si dovevano ad un aumento dei tamponi.

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