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Il Coronavirus si poteva controllare, si poteva agire diversamente?

“Dottor Borrelli ma se i dati che voi ci fornite giorno per giorno non sono quelli reali, noi cosa veniamo a fare qui?”

È una delle domande che il numero uno della Protezione Civile si è sentito fare ieri in conferenza stampa da un collega giornalista. L’obiezione nasceva da una considerazione fatta dallo stesso Borrelli secondo il quale il numero dei positivi in Italia è almeno dieci volte quello dichiarato.

In effetti di bugie, ancora una volta, ne circolano parecchie e sempre a danno dell’incauto cittadino che, alla disperata ricerca di verità, s’imbatte sempre più spesso in un cumulo di menzogne variegate. Dalle scarpe che prenderebbero il virus quando camminiamo, anche se la carica virale perché un virus attecchisca è talmente bassa da escludere il rischio che siano le scarpe ad infettare; fino al famoso paziente zero mai trovato, che ha fatto dire prima che fosse un italiano appena tornato dalla Cina, poi forse un tedesco transitato in Italia.

In realtà quello che manca nel racconto è l’analisi filogenetica del virus, le sue sequenziali genomiche che rappresenterebbero una traccia importante per capire lo sviluppo del virus, soprattutto da parte degli asintomatici, che sono la vera causa di quanto accaduto a Bergamo e Brescia. Se si fossero fatti i tamponi e indagate le tracce ematiche, si sarebbero potuti isolare i focolai, si sarebbe forse capito se ci sono state mutazioni nel genoma del virus, magari importate da soggetti italiani o stranieri che potrebbero aver reso diverso il virus in Lombardia.
Invece lo stesso ISS è parso lento ed impacciato, tanto quanto le nenie celebrate quotidianamente in Protezione Civile alle 18.00 di ogni giorno. In cui l’unica cosa che tutti attendono sono i numeri dei malati, di quelli in terapia intensiva e di quelli che non ce l’hanno fatta.

L’insopportabile leggerezza dell’essere coglionati è data anche dal balletto sulle mascherine: è un mese che medici, personale infermieristico, impegnati in prima linea, e circa 10 milioni di lombardi in detenzione carceraria preventiva, attendono di sapere quando potranno averne una. L’Assessore Gallera è un mese che fa l’anchorman, che fa prolisse introduzioni al bollettino di guerra quotidiano per annunciarci gli sforzi della regione. Ogni giorno però si dimentica di farci sapere quando diavolo arrivano le mascherine per proteggerci. E a proposito di protezione e sicurezza. Guido Bertolaso è positivo al Covid. È in Lombardia da 10 giorni e s’è già preso il virus. Pochi giorni fa avevo criticato, con tanto di foto, il mancato rispetto, da parte sua e di uomini della Giunta Fontana e di Fontana stesso, dei precetti per cui si viene multati se capitasse a chiunque di noi.

In Fiera, durante la presentazione dell’ospedale da campo, non erano state rispettate le distanze tra i politici; alcuni mettevano e toglievano la mascherina. Tutti comportamenti a rischio. E in Regione sono recidivi: ci sono già consiglieri e assessori positivi, ma il rispetto delle regole non viene osservato. La stessa disinfestazione a Palazzo Pirelli è stata fatta meno di due settimane fa. Per oltre un mese, dall’allarme Covid-19, nessuno ha bonificato il Palazzo mentre il virus circolava.

A proposito di balle: fa specie assistere ad un Premier che dopo aver rassicurato sulla protezione dei cittadini sul piano economico si presenta per l’ennesimo comunicato, finalmente fatto ad un orario decente, per farci sapere che inasprirà le multe per chi circolerà in modo non autorizzato. Era l’ultima cosa che c’interessava sapere.

A Bergamo hanno costituito un gruppo “Noi denunciamo- dovranno pagare”. Voluto da Luca Fusco e dal figlio Stefano, il primo mi ha raccontato di aver perso il padre 13 giorni fa a causa del Covid e mi ha anche detto che ancora oggi non sa dove sia stato cremato suo padre e dove si trovino le ceneri. Un’organizzazione da fare schifo. Ti muore un padre e non puoi neppure dargli degna sepoltura, non sai neppure se ritroverai mai le sue ceneri, dopo che prelevato nudo dalla barella è stato messo direttamente dentro una bara e portato via con un camion dei militari.

Il Virologo Roberto Burioni ha fatto sapere che potrebbero esserci buone notizie per l’individuazione di un farmaco. E dal suo canale TV ci ha detto che ci terrà aggiornati. Ma un medico non deve parlare alla comunità scientifica anziché ai followers su Twitter?

E nel frattempo l’Assessore al welfare in Lombardia Giulio Gallera, ancora 48 ore fa sosteneva “che la battaglia la stiamo vincendo noi”.

Ma dove? Ma quando? Ma non vi vergognate almeno un po’?