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Il Governatore della Regione Lombardia, previa autorizzazione dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, ha comunicato che sarà autorizzata la sperimentazione del farmaco Avigan.

Lo si deve alla competenza di qualche luminare dell’Agenzia del farmaco? O forse al laziale del San Raffaele che a breve inaugurerà una nuova terapia intensiva grazie al rapper e alla sua compagna fashion blogger de noantri?

Macché. Lo si deve ad un Tizio, che si chiama Cristiano Aresu. E che sabato scorso ha fatto un video con un cellulare dal centro di Tokyo, mostrando che la città, un mese fa svuotata, dice lui, anche se alcuni hanno smentito dicendo che non vi sono state misure cautelative come qui in Italia, la gente andava in giro tranquillamente.

E da cosa sarebbe dipeso questo girovagare incontrollato nel paese nipponico? Sostanzialmente dal fatto che sarebbe stato dato ai malati un farmaco: l’Avigan. Dato in pillole, in quattro giorni guarirebbe il Covid.

Il giovane Cristiano spiega anche come: viene dato a chi ha i primi segni della malattia. Per chi arriva tardi neppure l’Avigan funziona.

Forse Cristiano fa il medico e per un colpo di fortuna si trovava lì per un convegno internazionale? Forse è un inviato dell’Aifa? Forse lavora con qualche noto virologo assunto alle prime pagine della nazionale stampa tricolore, cui ha poi riferito l’importante notizia?

No, Cristiano si occupa di cartoni animati, ne è un cultore ed un esportatore. Si trova lì forse per acquistare una certa dote di questo materiale. Di Avigan probabilmente ne sa quanto ne so io. Dobbiamo la scoperta che esiste un farmaco che potrebbe funzionare ad un turista di passaggio a Tokyo per lavoro. Insomma ad un fan di Goldrake, di Capitan Harlock, di Mazinga e Jeeg robot d’acciaio. Questa è l’Italia.

E i medici, la ricerca, i dottori, gli esperti, i virologi? Nessuno sapeva, nessuno riteneva almeno di avvisarci? Visto i quasi seimila morti nessuno ha ritenuto di dover informare il nostro sistema sanitario che esisteva l’Avigan? O forse nessuno lo sapeva? O forse a nessuno interessava saperlo?

Perché fa specie osservare che è bastato un turista ad attivare l’Agenzia del Farmaco e nessun medico, nessun specialista.

Del resto in un Paese farlocco come il nostro la competenza viene considerata una cosa inutile, vale molto di più il fai da te. Il video odierno in stile Dolce e Gabbana di Guido Bertolaso, che si toglie la mascherina davanti alla telecamera, in un’area del neopadiglione completamente sgomberata e privo di personale è particolarmente significativa. Annuncia che per la fine della prossima settimana sarà pronto il padiglione. La fine della prossima settimana sono 15 giorni a partire da oggi. A fronte delle centinaia di persone che ancora muoiono e con le terapie intensive ormai sature, è una dichiarazione grave e drammatica. Tra l’altro per questo fine settimana non riusciranno ad essere più di 25/40 i posti pronti, perché ancora manca tutto. Dai letti, ai respiratori, alle mascherine. Siamo in fase acuta e ancora in Regione non c’è quello che serve. Ma l’Assessore Giulio Gallera, si presenta davanti alle telecamere con un sorriso a 32 denti, pieno di ottimismo, nel giorno in cui ci sono 320 morti.

Non è tutto. Nei giorni scorsi vi dicevo dei dati relativi alle morti per e con il Covid. Giulio Tarro, virologo di fama internazionale ha confermato quanto sostengono i numeri dell’Istituto superiore di sanità: la tragica contabilità che riguarda il nostro paese ha un surplus di morti da Covid che non sono scientificamente dimostrati. (https://www.facebook.com/514988902278620/posts/956455474798625/)

In un Paese serio il ministro della Sanità, e tutti coloro che sostengono che i morti con Covid lo sono per quello, verrebbero fatti dimettere alla velocità della luce.

C’è un’altra testimonianza importante in queste ore: è quella del Prof. Andrea Crisanti virologo dell’Università di Padova che ha spiegato in modo illuminante le ragioni del fallimento del nostro sistema sanitario, definito eccellente, in Lombardia e Veneto. (https://www.globalist.it/science/2020/03/22/crisanti-epidemia-di-coronavirus-in-italia-numeri-inesatti-male-contenimento-e-monitoraggio-di-positivi-2054890.html?fbclid=IwAR3MNq2OPYZx64Np2faAlYBjAVCO-mJvv2DrW4seJdrr5Bcwz4M_rnbV490)

Ed insieme a lui un’altra persona che mi ha aiutato a capire le ragioni di quanto sta accadendo è Angelo Capelli, ex vice presidente della Commissione Sanità in Regione Lombardia. Entrambi infatti, in momenti diversi, hanno spiegato che il problema delle gravi inefficienze si è prodotto non per la carenza del sistema sanitario pubblico, non sostenuto da quello privato convenzionato. Perché in realtà anche il privato nella misura in cui ha potuto ha dato il suo sostegno. Il vero problema è la mancanza della sanità territoriale, ovvero di quei presidi poliambulatoriali, che avrebbero consentito di smaltire più facilmente l’enorme mole di positivi che si è riversata tutta insieme nei nosocomi del nord arrivando a intasare gli ospedali.

Dice Crisanti:

“Questo parte tutto dallo studio di Vo perché abbiamo dimostrato che al momento del primo contagio abbiamo trovato che il 3% della popolazione era positiva. Che è una enormità. Una fetta ampia di queste persone era asintomatica. Non solo. Nel secondo screening abbiamo dimostrato che persone che vivevano con persone positive asintomatiche si sono a loro volta infettati. Quindi gli asintomatici tramettono il virus, non ci sono dubbi. E’ chiaro che una delle sfide che abbiamo in questo momento è trovare gli asintomatici oltre che preoccuparci e curare i sintomatici. Quindi noi vogliamo rafforzare la sorveglianza sul territorio. E fare quello che finora non si è fatto. Sorveglianza attiva sul territorio il che significa che se una persona chiama e dice io sto male, invece di lasciarla sola a casa senza assistenza senza niente, noi con la unità mobile della croce rossa andremo lì, faremo il prelievo alla persona, faremo il tampone ai familiari, faremo il tampone agli amici e al vicinato, perché è là intorno che c’è il portatore sano, è là intorno che ci sono altri infetti. Punto.”

Evitare i contagi sarebbe stato possibile se la medicina del territorio ci fosse stata e avesse avuto un po’ di cultura epidemiologica. Se si fossero fatti i tamponi nei luoghi in cui si determinano i focolai, allora avremmo potuto isolare gli asintomatici che sono la causa delle centinaia di morti nel bergamasco e nel bresciano. Per fare questo però sarebbero occorse le competenze. Per intenderci: sarebbe bastato fare come a Vo per impedire che accadesse quello che è poi accaduto, dice Crisanti. Avremmo però dovuto disporre di tamponi, mascherine, strumenti di protezione, medici, infermieri. Tutte cose che sono mancate e che hanno cagionato le centinaia di decessi, sebbene al riguardo ritorna in considerazione il famoso conteggio di cui sopra.

Adesso però grazie a Goldrake,e al suo Avigan forse potremo salvare vite umane.

Mangia libri di cibernetica ed insalata di matematica e a giocar su Marte va. Ufo robot, è il miglior viatico per capire un Paese di alieni.