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Un Dialogo per stare a casa, scrive Andrea Caglio – Psicologo e psicoterapeuta

La sensazione, chiuso in casa con i miei figli, un poco di tecnologia che mi permette di lavorare, mia moglie medico nell’apocalisse dell’ospedale, è che ne usciremo pagando il minor prezzo possibile, che comunque sarà enorme, solo se rispetteremo regole che nascono dall’attenzione al bene dell’altro e dal nostro essere in relazione.


Colpiscono, nel complesso quadro generale, due situazioni specifiche, accumunate da un cambio repentino e radicale di abitudini e possibilità: la popolazione over sessantacinque,la più vulnerabile, e gli under diciannove, a cui è chiesta una condizione assolutamente inedita.


Proviamo allora a figurarci, tra le due generazioni, un dialogo che sia uno scambio autentico di consigli e che per noi tutti diventi sorgente di preziose indicazioni.


Ai nonni allora, con deferenza, verrebbe chiesto di mantenere una posizione autorevole: “Si fa così perché si fa così”, è spesso stato il loro mantra. 
Verrebbe anche chiesto di trasmetterci  solo un poco della capacità di rinunciare ad un pasto al ristorante, al fast food, oppure ad una uscita con l’amica. Di tradurci  la coscienza di saper stare sul punto: propria di chi sa leggere in prospettiva, di chi sa che ci sarà un domani. 
 La vita è un ciclo di stagioni. È la capacità di sopportare la fatica di non distrarsi nel rispettare le regole.


Ai nipoti, con affetto, verrebbe chiesto un supporto per non perdersi nell’ossessività. Se parte un disco, e questo finisce per prenderti, in questo caso con il suo portato di angoscia, hai voglia a toglierlo dal giradischi;  che, detto ai nipoti, è il mezzo con cui si ascoltavano i dischi una volta.  Ci occorre la capacità di trasmetterci anche solo un poco della disposizione, naturale, di tenere alto l’entusiasmo e l’effervescenza di un ambiente anche solo per quel poco che si può fare. È opportuno trasferire la capacità di essere chiari ed essenziali; e, perché no, la capacità di fruire in modo sapiente della tecnologia.


Tutti noi ci uniamo a queste richieste, con forza e commozione, perché ne abbiamo molto bisogno. E possiamo permetterci di aggiungerne ancora due, davvero “di peso”. Ai nonni chiediamo di trasmetterci la leggerezza vera e profonda, quella che rende sopportabile l’attraversamento di un dramma.Ai nipoti chiediamo un qualcosa di mai visto: di fare un passo indietro nel loro lavoro di esplorazione del mondo, quindi stare a casa, per proteggere, in particolare, proprio i nonni:  i più vulnerabili, in questa situazione.

Tutti abbiamo paura, tutti viviamo un diverso senso del limite, tutti ci sentiamo impotenti, tutti abbiamo la giornata stravolta. Appoggiamoci allora a questo tutti, uniamo le richieste e stiamo vicino, alla giusta distanza di sicurezza, alle persone che amiamo e che ci amano.

Andrà bene, ma stiamo in casa. 

Di Andrea Caglio, Psicologo Psicoterapeuta ti consigliamo anche: Otto Considerazioni Per Stare Bene A Casa