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Giovannino, un bambino desiderato ed atteso, tanto da essere stato procreato con la fecondazione eterologa.

Giovannino nasce a Torino con una malattia rarissima che colpisce tre bambini ogni milioni di nascite. Si chiama Ittiosi Arlecchino, è una rarissima malformazione della pelle che si squama e si accartoccia come fosse carta che va in pezzi. Giovannino tutto questo non lo sa e, dicono i medici, pare che all’ascolto della musica muova le gambe come se volesse ballare. Doveva morire subito secondo le statistiche, invece reagisce bene alle cure. È arrivato al quarto mese e come ha detto il Primario dell’Ospedale che lo ha in cura, ha 10 madri e 7 padri; cioè l’affetto dell’intero reparto di neonatologia del Sant’Anna di Torino. Giovannino scuote le coscienze di ognuno di noi e ci obbliga ad interrogarci. La sua rarissima malattia richiede una dotazione di affetto, cure, e soldi continue. I genitori hanno rinunciato a tenerlo e lo hanno lasciato all’ospedale che ha ancora due mesi per tenerlo: poi il bambino dovrà essere dato in affido dal tribunale dei minori

Il quesito tremendo cui ci pone davanti Giovannino è: noi cosa faremmo al posto dei suoi genitori? Se fossimo chiamati a curare un bambino per ogni giorno della sua vita con terapie continue ed un’attenzione spasmodica per la particolare tipologia di patologia, e se dovessimo trovare ingenti risorse per tenerlo in costante monitoraggio; saremmo disposti a rinunciare alla nostra vita, per lui? Rinunceremmo alla palestra, all’uscita con le amiche, alle danze caraibiche o al tango, alla partita con gli amici o al campionato e alla Champions League per essere sempre con lui? Se capitasse ad una famiglia di certo medio, che si vedesse arrivare un figlio i cui costi fossero esorbitanti, noi cosa faremmo? Saremmo davvero disposti a rinunciare a gran parte di noi stessi, per prenderci cura delle ferite di Giovannino e provare a lenirle?

Davvero saremmo disposti a rimanere in città e a rinunciare al mare o alla montagna non potendo Giovannino correre alcun rischio che comprometta la sua incolumità?

In queste ore l’opinione pubblica si è spaccata. Chi critica i genitori del bambino è arrivato a chiamarli “infami”. Altri che hanno vissuto simili vicende non si sono detti pronti per poter giudicare una scelta così dolorosa: in questo caso il Primario dell’Ospedale ha raccontato che i genitori non hanno preso questa decisione a cuor leggero. Potremmo discutere per anni sulle ragioni degli uni e degli altri. Sull’etica di chi si prendesse cura tenendo il bambino, e di chi vi rinuncerebbe proprio per il bene del bambino stesso.

Rimane però l’ineludibile quesito: cosa faresti tu, proprio tu, che stai leggendo quest’articolo? Che cos’è per te un figlio? Che cos’è l’etica? E cosa, l’amore?