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Basterebbe osservare tutto quello che non accade, per capire che il razzismo è anzitutto tutto ciò che non è fatto.

Non è urlare al vento che la parola ne**o non costituisce un reato a non generare uno scontro sociale, ma affermarne il suo portato umano a qualificare cosa vuole essere una comunità. Non sarà sbeffeggiare un calciatore di colore a non generare violenza, ma il suo contrario: è proprio lo sberleffo il prologo dello scontro. Eludere questa condizione è la modalità con cui investire una collettività dell’esercizio responsabile di una convivenza civile. È anzitutto quello che evitiamo di fare o di dire, a fare da grimaldello, da muro portante, contro chi i muri vuole erigerli per significare una differenza che non c’è e che costituisce la premessa dello scontro. È non fare la guerra, è non cercare gli appigli, l’alibi, il casus belli, ad evitare le carneficine, gli scontri sociali, i lutti.

È non parlarne che fa male, è non mettere vicini un bianco ed un uomo di colore ad aggrovigliare le menti umane verso forme di perversione; è non avvicinarsi al crinale della rottura, al punto di rottura, a rendere stabili gli equilibri degli odiatori sociali, del “siamo una squadra fantastica fatta a forma di svastica”. È ogni volta che non indietreggiamo che riusciamo a fare un passo avanti, verso la logica umana del riconoscimento d’uguaglianza dello stesso sangue. È non facendo queste azioni di rottura che la rottura la creiamo. Ogni volta che mettiamo due diversità vicine che ne scopriamo le similitudini.

È per questo che occorre non restare fermi. Anche appunto semplicemente non indietreggiando: riusciamo a fare un significativo passo in avanti verso la conquista della libertà più profonda nascosta dentro l’anima umana. Chi è rimasto fermo ha fatto un passo avanti, mentre chi ha fatto un passo avanti verso il mito della razza è tornato indietro, verso l’ombra di sé stesso. Seppellito poi dalla morte e da una coltre di merda spessa un metro.

In Via Padova, a Milano, quest’esercizio, anche duro, questa non semplice scelta, avviene continuamente. I risultati non sono sempre lineari e le difficoltà esistono. Tuttavia proprio in quest’arteria, questo sforzo accade ogni giorno, declinando un’ipotesi di futuro diversa. Non scontata. Non attesa, forse. Non arrogante comunque come la stupidità del mito della razza. Il colore, è solo luce.