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Se ne parla da anni e forse non a caso. Osservando infatti quanti turisti italiani e stranieri ma anche quanti milanesi hanno preso il battello per solcare le acque della Darsena e fare visita alla Chiesa di San Cristoforo e al ponte dello Scodellino ( nome che deriverebbe dall’antica tradizione secondo la quale si distribuiva una scodella di minestra calda per i poveri) Milano si direbbe tutt’altro che turbata dall’idea di imitarla in una piccola Amsterdam o in una piccola Venezia.

Al contrario il trasporto su acqua piace e anche molto. Non solo per la sua originalità ma anche per la sua efficacia logistica e per la sua politica green. Se non altro inquina di meno di centinaia di macchine

Va anche detto che il romanticismo di una città in cui l’acqua diventi parte essenziale del suo corpo sociale non dispiace affatto neppure a quanti modellano una progettualità urbanistica ed architettonica in cui si riscopra il fascino del passato come modello d’innovazione e non come feticcio di un regresso. Ed in effetti osservando quante persone scattano foto dai ponti dei navigli alla barca che trasporta la cinquantina di persone che di volta in volta investono quindici euro.per salirci potrebbe diventare un’idea la.cui.utilità potrebbe tradursi persino in un’ipotesi ponderata economicamente. Una città che valorizzi l’acqua come leca per crescere sarebbe una degna continuazione di un’epopea rinascimentale che ha portato la città di Milano tra le.proncipali città del mondo e che potrebbe farlo ancora posto che dopo Expo, Milano è già capitale mondiale tra le città che hanno vissuto un riscatto ed un rinascimento significativo. E se proprio l’acqua diventasse di nuovo meta ideale per provare a cambiare le modalità di trasporto della città di Sant’Ambrogio? A molti piace questa idea di trasporto anche se una cosa è farlo la domenica altra cosa trasformarlo in un’idea concreta di trasporto pubblico. Sognare non costa nulla e Milano sa farlo in grande. E se davvero il nostro futuro fosse l’acqua? Uno dei quattro elementi primordiali? Chi l’ha detto che il passato non conta e che il futuro ha la vocazione a guardare solo verso l’alto come nel caso dello sviluppo verticale a Garibaldi?