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Li chiamano haters. Sono gli odiatori sociali che si nascondono soprattutto nel mondo social. Persone che sfruttano la possibilità di nascondersi dietro falsi nickname e producono tonnellate di fake news. E tonnelate di odio contro singole persone.

Sono soprattutto i nostri ragazzi che trascorrono decine di ore davanti al proprio cellulare ad esserne spesso, volutamente o no, le vere vittime

Ormai pervasi da questo strumento, il cellulare in pparticolare è diventato il mezzo, il trucco attraverso il quale gli atti di violenza personale diventano consuetudine. I social in particolare sono diventati la piattaforma su cui concentrare l’odio personale verso coloro che diventano nostri avversari o nemici o semplici competitors o peggio ancora valvola di sfogo delle invidie personali

Fa parte proprio della nostra cultura nascondersi nell’ombra, nell’omertà, per trafugare le verità, eterovestendole di falsità pianificate a tavolino e poi sistematizzare in modo algoritmico. Proprio questa architettura di sistemi digitali sta cooptando la vita dei giovani italiani ma anche dei meno giovani dentro una coltre che si alimenta di un odio sempre più irrazionale ma redditizio. Insomma l’odio genera ascolto, il conflitto una resa economica, cioè proventi che s’ingrossano e mutano gli atteggiamenti non solo personali ma psicologici dei nostri figli, fino a patologizzarli.

Una riflessione si rende dunque necessaria osservando come la filosofia dell’odio si stia trasformando in un fecondo business. Equipollente nelle forme e nei modi alla logica della diffusione delle armi. Prima si crea un terreno di coltura, poi dopo aver seminato, si raccolgono i frutti. I social rischiano di diventare un luogo in cui si genera una dipendenza come con le sostanze stupefacenti. Il cui tributo quotidiano ha colpito in modo intergenerazionale e in continuità temporale. Senza remore, senza limiti, senza schemi ideologici. Senza quell’appartenenza ideale ad una corrente, ad una famiglia, ad una tribù.

La cultura della morte avanza. Contrastiamola.