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Una domenica mattina, tra le famiglie. Tra la gente comune ad ascoltare i bisogni, le esigenze, le necessità, i problemi, le attese. Davanti alla Basilica di Sant’Agostino in via Copernico a Milano, con un tavolo, due sedie, qualche volontario e tanta buona volontà

Si sono fermati in tanti. Giovani, e meno giovani. Chi con un lavoro, chi senza, chi in attesa di poterlo cambiare. Chi con un bastone della vecchiaia, perché l’età- la terza età – non fa sconti, chi con l’entusiasmo dei propri venti anni e uno zaino pieno di sogni.

Abbiamo ascoltato chi è in cerca di una prima occupazione e chi spera di poter modificare il suo destino professionale. Abbiamo però anche sentito il disagio di famiglie, di chi soffre la propria condizione sociale; e accanto a loro abbiamo trovato chi invece ci ha accolto con un sorriso e basta. Perché la vita delle volte è anche capace di farti sorridere di fronte alle difficoltà. Tutti ci hanno accolto, molti hanno stretto la nostra mano e quanti si sono rifiutati di farlo hanno nella gran parte dei casi preso il nostro volantino per leggerlo e capire cos’è Milano Positiva.

Un insieme di uomini e di donne, famiglie che si vogliono occupare di ascoltare le persone , di fare rete con altre associazioni, ne abbiamo trovate anche domenica in Via Copernico disposte a dialogare con noi. Per sostenere in questo caso quei migranti che qui approdano e cercano poi un futuro. Loro, l’associazione, si chiama Arcobaleno, abbiamo incontrato Carlo, barba e capelli bianchi ma occhi curiosi di un ragazzino che ha cercato subito di costruire con noi un ponte. Ecco: quello che facciamo è cercare di realizzare dei ponti di costruire con sistematica ponderatezza luoghi in cui le anime possano mescolarsi senza giudizio e trovare qualcuno disposto ad accoglierti senza giudicare.

Abbiamo trovato la disponibilità di padri e madri di famiglia che accompagnavano i propri figli a messa. Abbiamo trovato la solitudine di tanta gente anziana che andando in chiesa cerca quella conciliazione che spesso non trova nella TV urlata, nella giostra sociale della burocrazia impegnata a complicare la vita delle persone e che neppure trova nella difficoltà di un cammino irto di pericoli ed ostacoli posti in in essere con il precipuo obiettivo di complicare quello che potrebbe essere semplice donare: un po’ del nostro tempo, un simbolico momento d’amore nel prestare attenzione agli altri.

Abbiamo cominciato un percorso, spinti da un’ideale secondo il quale non può essere felici se non lo sono anche gli altri, tanto più gli altri che ti sono prossimi, che allungando una mano puoi toccare. Un varo, di un viaggio che auspichiamo lungo e comunque intenso e profondo. Fatto soprattutto della sostanza di cui è fatta la nostra vita e l’alterità, ovvero l’altro da noi. Senza il quale non esisterebbe nessun io.

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