Via Stresa a Milano. Angolo piazza Carbonari. Un pezzetto d’Inghilterra a Milano. Un cuore di verde, e casette costruite con una geometria di tipo anglosassone. Appartamenti la cui lunghezza massima raggiunge, per alcuni edifici non più di 20 metri in altezza e gli otto piani di palazzo. Per la gran parte appunto sono invece case basse. È il cuore della Maggiolina di Milano, un’area abata per molti anni da giornalisti

Da qualche mese sono cominciati nuovi lavori, sul selciato dopo aver rimosso una serie di uffici pubblici. E lì si sta dando il via alla costruzione di una torre alta circa 90 metri e di quasi 24 piani. È lo sviluppo verticale del quale Milano è stata recentemente sviluppata come nuovo criterio di sviluppo urbanistico. Non allargarsi orizzontalmente ma verticalmente. Lunghe cubature di cemento slanciate verso l’alto per non occupare settori eccessivi di suolo.

In Via Stresa però i cittadini non pare siano stati ascoltati. Non sono stati consultati per sapere se questa nuova filosofia urbanistica sia pienamente condivisa. Anzi. I lavoro sono partiti senza aver cura che gli abitanti del luogo potessero dire la loro in merito. È il perfetto esempio della politica contemporanea: cosa vogliamo davvero? Che i cittadini, dal basso, dicano la loro, o concepiamo che in alcuni specifici casi si legittimi una costruzione anche quando quest’ultima fosse eventualmente invisa a quei cittadino che vedrebbero scomparire il sole dalla loro vita? Riteniamo che un indennizzo sia eventualmente una giusta ricompensa? Comunque la pensiate, Milano Positiva pone un quesito: è giusto agire senza sentire la cittadinanza?

La parola a Gianni Zais presidente di Milano Positiva