La storia di Antonio Maggio se non fosse vera potrebbe diventare un film, oppure una sit- com televisiva. Invece, purtroppo, è tutto vero. Il protagonista di questa vicenda porta già sul corpo i segni di una vita vissuta combattendo contro le avversità. Lo fa con grande dignità. Lo fa da padre, lo fa da uomo che non accetta di vedere trattato suo figlio come fosse un oggetto.

La storia

Antonio ha un figlio. Nel 2016 decide di lasciare la casa in cui abita con il padre. Una casa Aler di Rozzano, alle porte di Milano. Il figlio, il cui nome voglio preservare con un giusto riserbo, se ne va perché incontra una donna con cui decide di convivere. Pensa sia la donna della sua vita. Dopo un anno, poco più che ventenne, decide di lasciare la compagna. E torna dal padre. Solo che i ricongiungimenti nelle Case Aler non sono ammessi. Strano a dirsi, ma prima dell’intervento che farà l’Anci (l’associazione nazionale dei Comuni) che modificherà quel regolamento, il ragazzo non può rientrare. Non ha un reddito sicuro, non può pagarsi un affitto che a Milano e hinterland è sempre più caro. Cosi Antonio cerca in tutti i modi di far rientrare il figlio a casa propria. L’Aler tuttavia non sente ragioni. Arriva persino a suggerirgli una via d’uscita: dare a suo figlio, come residenza, l’indirizzo di un palo della luce, vicino casa. Nessuno potrà contestarglielo. Il racconto che faccio in quest’intervista è quello di un uomo che si ritrova a combattere contro la barbarie di un sistema pubblico che si accanisce contro chi ha già delle difficoltà.

Antonio però non si arrende. Si rivolge alla Libas, un’associazione a difesa dei consumatori di Rozzano, la quale si attiva. Rileva che nel frattempo l’Anci è intervenuta, ha rimediato parzialmente all’incredibile incoerenza di non consentire un ricongiungimento familiare a seguito dei reiterati ingressi abusivi nelle case Aler che hanno spinto l’amministrazione pubblica a ridurre e a ostacolare la possibilità di “occupare” una casa Aler. E tuttavia: se chi “occupa” la tua casa altro non è che tuo figlio che ritorna a casa dopo una storia d’amore, si può pensare di negargli il diritto alla residenza, e quindi una serie di diritti ad esso legato? Si può ammettere che un ragazzo italiano, nato in Italia, diventi apolide, a pochi chilometri dalla città che si appresta ad ospitare le Olimpiadi? Soprattutto può un padre ammettere che lo Stato in cui vive tratti suo figlio come fosse un pacco?

Ve lo faccio sentire dalla sua voce quello che vive un padre che un bel giorno scopre che suo figlio non ha più diritti. Un uomo dalla schiena dritta. Timido. Con un senso dello Stato più forte dello stesso Stato che lo dovrebbe tutelare.