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Non tutti l’apprezzano, non sono molti a comprenderla, parecchi la detestano per la confusione che genera in città a livello di traffico, ma sono centinaia di migliaia di persone a benedirla quando sbarca a Milano.

Questa settimana è una di quelle: la Milano fashion week donna, vale oltre 100 milioni di dollari e 38 di engagement, l’ hashtag genera 36 milioni per Instagram e 1.8 milioni per Twitter. Insomma potrà sembrare anche la fiera dell’effimero, e probabilmente lo è, ma il narcisismo porta una barca di soldi per chi se ne cura e per chi ne coltiva la legittimità. Sarà per questo quindi che tutti i brand sono presenti: da nonno Armani alla vecchia nonnina di Gucci, alla pletora di genders fashions i quali coltivano l’ambizione di fare del modo di vestirsi un modo di essere; il che è vero solo in parte, sebbene gli italiani lo facciano meglio di chiunque altro, considerando le molteplici occasioni in cui modelli e modelle si sono presentate addobbate più come alberi di Natale che come persone che vogliano regalarsi un certo stile nel vestire.

Ciò detto, al netto di quelle che sono le legittime rimostranze su di un fenomeno che talora somiglia ad un enorme baraccone di cattivo gusto e di irrisolte complessità psicologiche rimaste inesplorate, la settimana della moda a Milano porta un sacco di soldi, un indotto pazzesco a taxisti, alberghi, bar e ristoranti alla moda e persino alla malandata congrega dei giornalisti, caduti in miseria e che rinsaviscono quando scoprono quanto il narcisismo patologico può contribuire a risolvere pragmatici problemi con l’affitto o il pagamento delle bollette.

Insomma malgrado la moda porti con sé la cultura anoressica del vestire tronchi di legno offerti alle macchine fotografiche di artisti bisessuali che coltivano i corpi, seppellendo le anime, la moda porta con sé una montagna di soldi. Per cui benvenuti se almeno una parte di essa, di solito esigua, può contribuire a fare del bene aiutando gli ultimi: malgrado tutto coinvolti anche loro anche se solo per una questione di conformismo. Aiutare chi sta male diventa una moda, come farsi un selfie: fa parte del gioco.

Prendere il buono da tutte le cose: lo spirito della vita è anche questo.