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Negli anni ’90 andava in onda una trasmissione di intrattenimento comico sulle frequenze di Odeon TV. Tra i protagonisti c’era Giobbe Covatta, che con i suoi compagni di palco realizzava delle straordinarie scenette in cui tre ipotetici membri della Lega Veneta e della Lega Nord giustificavano la costruzione di enormi strutture circondate da alligatori che avrebbero dovuto detenere i meridionali.

La loro gag veniva sempre conclusa con l’affermazione che “Non siamo noi che siamo razzisti, sono loro che sono napoletani”. Trent’anni più tardi quei dialoghi surreali permeati di volontaria comicità posta in essere per arginare la recrudescenza che dilagava allora contro la gente del sud, a causa delle politiche antimeridionaliste della Lega di Bossi, sono diventati realtà.

Non per la Lega, però, la quale oggi considera i meridionali orgogliosamente parte della nazione, tanto da essere ricambiata dall’amore di molti meridionali anch’essi oggi orgogliosamente leghisti. Ad emulare Covatta e soci, invece, sono i ragazzi della Curva Nord dell’Inter, i quali dopo lo sfogo di un loro beniamino, Romelu Lukaku, giocatore di colore belga, fischiato a Cagliari dai tifosi locali e preso a pernacchie e buu, qualificato come una scimmia quindi, ha deciso di ribellarsi.

Per questo ha deciso di dare il via ad una campagna contro il razzismo. Invettiva subito contrastata proprio dagli ultras nerazzurri che hanno provato a spiegare che ululare come fossero scimmie verso i giocatori di colore di altre squadre, sarebbe un diversivo per deconcentrare il giocatore sul tappeto di gioco. Una tesi piuttosto diffusa negli stadi italiani tra gli ultras. “Non siamo razzisti, noi. Sono negri gli altri”

A Lukaku hanno deciso di farglielo sapere via comunicato stampa. Niente iniziative personali. Certi uomini di colore pesanti 100 chili se t’acchiappano, capaci che ti fanno male. Meglio fargli sapere tutto per iscritto. Il famoso coraggio bianco.