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Il diritto alla casa e alla dignità, questi sconosciuti a Milano

In un tempo di rassegnata decadenza, racconto storie. Storie di vita, di società e politica, lì dove telecamere e giornalisti inseguono piattaforme virtuali. Le persone, la gente comune, invece, s’è smesso di seguirla.

La storia di Patrizia e Mary

Sono madre e figlia e le conosco grazie all’associazione Libas di Francesco Belluscio e Emmanuelle Dezmasurre. Patrizia, nel 1998, vive con il compagno in una casa popolare a Milano. Nasce una figlia: Mary. Passano dodici anni e Patrizia ed il compagno, si lasciano. Patrizia va a vivere con la figlia Mary in una nuova casa, di appena 35 metri quadri. Mary rimane incinta ed in questa casa ci vive con il compagno. In quattro: Mary, il figlio appena nato, il compagno di Mary e la madre di Mary, Patrizia.

Troppe persone per un appartamento così piccolo. È per questo che il padre di Mary, ex compagno di Patrizia, invita la figlia a trasferirsi nella vecchia casa popolare in cui Mary è nata.

A Milano però se nasci in una casa popolare, non sei un cittadino. Sei un servo della gleba. Un essere di serie B.

Quando Mary si presenta alla MM, proprietaria della casa popolare in cui alloggia dal 1998 la sua famiglia con un canone controllato, per chiedere di poter essere reintegrata nella casa di famiglia, per avere di nuovo lì la residenza, viene respinta al mittente. Niente da fare. La MM nel suo regolamento non riconosce questo diritto. Mary ha 26 anni, ha un bambino piccolo, un lavoro precario in cui guadagna meno di mille Euro.

MM e il concetto di dignità

La Metropolitana Milanese, che si occupa di parte dell’amministrazione delle case popolari, non risponde alla domanda di Mary. Neppure quando il padre muore, neppure quando risponde al censimento della città milanese. E mentre chiede di pagare il fitto previsto e un arretrato non pagato dal padre di 1500 euro con una rateizzazione, MM la ignora. Di più: ad un certo punto, a rischio di spingerla a diventare apolide e lasciarla in mezzo ad una strada, le chiede di pagare un fitto massimale: 800 Euro al mese. Così Mary non solo non può riavere una fisiologica residenza che un qualunque padre legittimamente le riconsegnerebbe, non solo perde il padre malato da tempo, ma viene punita con un aumento del canone.

L’intervento dell’Anci

Per questo Mary e Patrizia ricorrono alla Libas, per ottenere un sostegno che si configura nella rimodulazione del regolamento dell’Art 18 che riconosce per i figli di primo grado di ottenere la residenza. Fino a qui, neanche questo diritto riescono a vedere riconosciuto. Per questo ricorrono ad un giornalista che racconti la loro storia. La storia di una famiglia modesta, di due donne che si aiutano con le radici del cuore.

Lasciate sole. Perché malgrado abbiano sempre pagato il dovuto, malgrado il senso del rispetto delle regole, chi non nasce ricco, a Milano, diventa un peso. Che si sbatte fuori dalla porta. Il capitalismo ha questo cruccio: considera il diritto un optional. Roba da poveri.