Già li sento gli insulti di molti che non accetteranno la mia provocazione. Anche perché il nostro Paese declina le sue convinzioni sul sentito dire. Perché quando c’è da studiare, da osservare, da analizzare e approfondire allora si dà alla macchia.

In quest’intervista con Bruno Caterina insieme alla collega Francesca dell’Associazione “Persone citta e territori” di Via Padova, mi raccontano quante iniziative culturali hanno allestito da un anno a questa parte, cioè da quando sono nati. Allestimenti di mostre, cineforum, interventi presso il Comune di Milano per chiedere d’intervenire a sostegno dei cittadini, come accaduto davanti all’Ospedale San Paolo. Una serie di buche non permettevano l’accesso ai disabili e l’intervento dell’associazione ha accelerato il ripristino delle condizioni di viabilità.

La stessa associazione in questi giorni è impegnata a pungolare il Comune affinché intervenga al Parco Lambro dove un deposito di macerie nel letto del  fiume costituisce attualmente un pericolo e ne viene richiesta per questa ragione la rimozione.

“Persone Città e Territori” è un perfetto paradigma dell’associazionismo milanese. Non solo critica, non solo polemica ma azione sociale, impegno diretto, partecipazione personale: come quella prevista il prossimo 20 Luglio 2019, un sabato mattina, in cui in Via Padova 92/94  dalle ore 9.00 verranno puliti i muri dalle scritte e dai graffiti che in questo momento ne rendono sgradevole l’impatto visivo ai passanti.

Un’azione che risponde al principio dell’essere parte: essere parte della città, della nazione, del quartiere, in prima persona. Perché i grandi cambiamenti partono da quelli piccoli e dall’impegno individuale. Riuscire in quest’impresa significa mobilitare le masse, anche se a piccoli gruppi, ad unità ridotte, che tutte insieme però diventano maggioranza.

In Via Padova in particolare, sussiste un fermento che sta portando una profonda trasformazione, malgrado la complicata convivenza tra culture diverse, influenzate anche dallo stato dell’economia globale che nei momenti di precarietà rende più difficile la convivenza; come accadeva nei quartieri milanesi e della sua provincia negli anni ’60, quando gli immigrati erano campani, calabresi, pugliesi e siciliani.

Bruno e Francesca sono il giusto assortimento di stimoli e di cultura che rappresentano perfettamente le istanze di cambiamento che partono da un’arteria vitale della città.  Sono una logica continuazione dell’impegno e della volontà di cambiare che ha investito quest’area, in cui nascono come funghi negozi etnici, piccole librerie, enoteche e negozi assortiti di prodotti culinari di ogni tipo. In Via Padova sembra sempre più spesso di stare a New York e come ha dimostrato anche un recente servizio de Le Iene, rappresenta un luogo in cui anche una donna sola, di sera, può camminare senza sentirsi in pericolo.

In Via Giacosa, strada laterale di Via Padova, dove si trova il Parco Trotter, al cui interno ci sono scuole elementari e medie dove convivono cattolici, musulmani, protestanti, buddisti, è straordinario vedere come il cambiamento abbia assunto l’ottimismo della ragione dando l’ostracismo al pessimismo della politica. È  nata “Area 30” dove il Venerdi sera si organizzano biciclettate che attraversano la città, ci sono piccoli concerti nati grazie all’avvio di un chiosco che con i suoi banchetti ha arricchito la zona.

Dentro il parco trovate ragazze sudamericane e trans che danno vita a festosi incontri di pallavolo, i ragazzi pakistani giocano a cricket, quelli italiani si mescolano ai ragazzi musulmani in laboriose partite a calcio organizzate in modo artigianale: due cartelle al posto dei pali, un pallone e molta buona volontà. Dunque va tutto per il meglio? Certamente va meglio di dieci anni fa, e certamente chi ci vive ha trovato in questo luogo uno spazio d’accoglienza.

Il disagio tuttavia esiste, e sarebbe stupido negarlo.  Perché molti soffrono ancora di solitudine, e non è infrequente imbattersi in qualche ragazzo ubriaco addormentato sulle panchine. E sussiste anche il problema della droga e del sovraffollamento di appartamenti in cui in pochi metri quadri abitano non infrequentemente anche sette otto persone.

Il punto è che queste persone vedono il loro futuro in modo migliore di come hanno cominciato a vivere il loro presente. Hanno qualcosa in più di molti italiani: la speranza. La speranza di stare meglio, la speranza di una libertà concessagli dalla democrazia. Tutte cose che spesso ci dimentichiamo e di cui dovremmo avere maggiore memoria.

Bruno e Francesca, partecipanti ad un evento organizzato da un’altra associazione, Milano Positiva, ci raccontano la loro Milano, la loro Via Padova. Un’idea di nazione un po’ diversa dallo stereotipato story-telling delle periferie sofferenti. Le ferite si suturano. I dolori si superano riprendendo il cammino e superando gli ostacoli. Costruendo il futuro.