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Lui si chiama Gianni Zais. Ha fondato un’associazione di promozione sociale che si occupa di fare del volontariato, o sarebbe meglio dire della partecipazione sociale, nella Zona 2 di Milano. Lavoro, prima di tutto, ma anche assistenza all’infanzia e alle donne, sostegno alla difesa del corpo femminile, promozione della musica Gospel, del benessere olistico, delle arti marziali, dei disabili e di qualunque categoria veda la città come un luogo cui mescolarsi e non nascondersi.

Per intenderci: la zone interessata è quella che va da Via Adriano, nota per i problemi nati con gli speculatori immobiliari cui sono succeduti quelli di convivenza per un certo periodo con i Rom; a via Padova una via in cui convivono, secondo un recente sondaggio, persone provenienti da 178 paesi diversi; alla Stazione Centrale, luogo in cui si concentra l’eccellenza del trasporto ad alta velocità e allo stesso tempo il disagio sociale di molti clochard i quali sono diventati nel tempo “affezionati clienti” di un luogo che li protegge dal freddo in inverno e dal caldo in estate offrendo loro ombrosi sottoscala quando fuori ci sono 40° e corridoi stretti in cui dormire e trovare riparo dal freddo, nella stagione invernale

Gianni è un uomo che lavora come dirigente in un’importante azienda.

Con lui ha avuto avvio un percorso di sostegno al lavoro per chi lo ha perso e non lo ha mai avuto. Proprio su questo si concentra parte dell’intervista: sugli over 50 soprattutto che allorquando perdono l’occupazione “non riescono spesso a ricollocarsi; e occuparci di loro è un dovere perché potrebbe accadere anche a me o a chiunque altro”

E nel solco del lavoro abbiamo parlato delle sue ingombranti contraddizioni. I salari di manager che “lavorando pochi mesi e trovando aziende in difficoltà che in difficoltà rimangono anche dopo il loro passaggio, guadagnano cifre che non sono accettabili: 30 – 35 milioni, non sono somme che è possibile condividere vengano pagate. È giusto che un manager guadagni e guadagni bene, non è giusto che incassi cifre che sono immorali”.

Infine i progetti e i programmi di quest’associazione. La quale nasce per provare a coordinare sul territorio tante altre realtà associative che proprio ieri sera si sono ritrovate dopo la tre giorni dello scorso Maggio, all’Arena di Milano. Un piccolo happening di cui vi parlerò nei prossimi giorni perché ci sono davvero realtà bellissime che svolgono funzioni sociali di rilevante portata.

Si va dalle organizzazioni che si occupano di allestire cineforum e mostre fotografiche, a quelle che si preoccupano di intervenire a sistemare le strade dissestate soprattutto per i disabili, alle associazioni di disabili stessi che si battono per i diritti di chi vive in carrozzina, all’associazione che fornisce assistenza alle donne violentate, o abbandonate con figli piccoli, fino a quelle che si occupano di autodifesa o di benessere olistico. Insomma un mondo variegato che dice della ricchezza culturale ed etico del terzo settore.

Intanto si parte da Via Padova 92, dove sabato 20 Luglio alle 9.00 s’avvia e prosegue l’impegno di quest’associazionismo, a cominciare da Milano Positiva che si occuperà della pulizia dei muri di questa parte della città. Un contributo etico, sociale, e anche politico. Un modo per cominciare e darsi una mano reciprocamente nell’esercizio di una rinnovata volontà di conferire ad ogni cittadino coscienza di sé, del suo ruolo, dei suoi diritti e dei suoi doveri. Un modo per far sentire e vedere che qualcosa si muove, per le strade di Milano.

Un contagioso bradisismo che ha l’intento di riportare all’esercizio della politica, preso atto che quest’ultima ha abdicato per prestarsi alle logiche dello spettacolo e del narcisismo patologico.