Oggi ci sono metropolitane che si guidano da sole, macchine che scaricano pacchi senza più la necessità  della forza lavoro umana. Per questo credo che se anche diminuisse il numero dei migranti in Italia, non sarebbe un problema. Di forza lavoro ce n’è sempre di meno.

In sintesi questo è il pensiero espresso ieri a Milano dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo il quale ha spiegato che alla luce dei dati che proprio l’Istat ha presentato, il fatto che la forza lavoro cali va considerata una condizione fisiologica.

Cala anche, ed è sempre l’Istat  a dirlo, il numero dei disoccupati: per la prima volta dal 1977 siamo scesi sotto la soglia psicologica del 10% (9.9%)

Su base annua crescono gli occupati nella fascia 15 – 24 anni di 43 mila unità ( altro dato che ogni volta che lo leggo mi lascia un po’ perplesso dato che il lavoro minorile dovrebbe essere vietato)

Crescono i lavoratori di sesso maschile dello 0.3% mentre rimane stabile l’occupazione femminile. Cresce il dato dei lavoratori dipendenti (+ 0.2) quello dei lavoratori a termine (+ 0.4%) e anche quello dei professionisti (+ 0.5%)

Un segnale che le politiche occupazionali dunque funzionano. Quali politiche, però? Quelle di Salvini che ha tagliato la legge Fornero, o quelle di Renzi che ha tagliato ha dato incentivi alle imprese per assumere? Sappiamo infatti che l’economia registra gli scostamenti percentuali nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Poiché Salvini e Di Maio si sono insediati lo scorso Giugno del 2018, questi effetti positivi vanno ascritti a loro?

Secondo Alessandro Morelli si, tanto che interviene su mia domanda dando conferma che il bouquet delle opzioni leghiste in chiave economica “sta dando buoni risultati”. È il Presidente dell’Istat a sfuggire alla domanda delegando “la gente comune a farsi una propria opinione”.

Interessante resta invece l’analisi di Blangiardo sulla necessità, in un Paese che non cresce demograficamente, di ridurre l’immigrazione perché i robot  scalzeranno la forza lavoro umana. Un militante leghista, presente in Sala Brigida a Palazzo Marino dove s’era  tenuto l’incontro sulla ermeneutica del sovranismo, ha offerto questa soluzione: “Avendo abitato per anni negli Stati Uniti, ho osservato che la meccanicizzazione dell’occupazione, non ha ridotto il numero dei lavoratori. Anzi, essendo ricca di stranieri, ha investito in ricerca per assoldare nuovi lavoratori per i nuovi lavori che si sono creati nel frattempo. Forse il Governo e il MIUR dovrebbe investire sulla ricerca per creare nuovo lavoro”

La più potente industria al mondo e la più  potente nazione del pianeta, grazie all’immigrazione e alla ricerca ha continuato a crescere e lo sviluppo è  stato possibile grazie a politiche liberali e non protezionistiche, che producono monopoli e riduzione della forza lavoro.