“Combattere in palestra, combattere nella vita”

Fabrizio Poletti ha gli occhi di un ragazzo buono. E il fisico di uno abituato a pestarsi per strada se fosse necessario.

È l’uomo della strada, un uomo che incontro nella sua palestra a Quarto Oggiaro a Milano, “l’academy of fighting” in Via Cinque Maggio. Qui ci sono quelle strade in cui le cose si mettono a posto “da uomo a uomo”. Lo scontro fisico è una delle possibilità.

In periferia, non si corre a chiamare mamma quando hai un problema. Affronti le tue paure anche quando non ti piace. E impari ad assaporare la paura, a tenerla sempre viva, diventando aggressivo. In periferia non si media con l’intelletto, nessuno ha letto Prevert, qui quando stai sulle palle a qualcuno o ti difendi oppure soccombi.

È la legge della strada, la sopravvivenza. Avere sempre gli occhi aperti, non abbassarli davanti a nessuno e fare capire che se c’è qualche problema si può sempre sbrigare la faccenda a cazzotti.

Chi è stato per la strada sa che la paura è sempre una buona compagna. T’insegna a domare le tue paure, t’insegna ad affrontare le tue angosce.

È questo quello che mi spiega Fabrizio in quest’intervista. Si pensa alla palestra come ad un luogo in cui facendo arti marziali potresti farti male. Invece in una palestra di arti marziali ( di MMA cioè di arti marziali miste) impari innanzitutto a riconoscere la paura.

Impari a sentirla. E a domarla. Impari a capire che lo scontro fisico è sempre la conseguenza di una serie di eventi che sono accaduti prima. E che puoi imparare a riconoscere. Solo dopo c’è lo scontro fisico. E nel combattimento conta la tecnica, e più ancora la testa. Imparare a non avere paura, a saper capire dove puoi far male all’avversario, questo è soprattutto il combattimento.

L’addestramento a vedere. Vedere quello che di solito il tuo avversario non vede. Imparare a sentire la paura anche del tuo avversario.

E non recedere mai. In palestra si stringono le maglie, si riducono le distanze. Persino le donne se ben allenate possono arrivare a sopperire alla minor forza rispetto al maschio, riuscendo a fare più male dell’uomo. Sul ring di un combattimento emerge l’istinto animale. Stare dentro una palestra spesso significa combattere più con se stessi che con gli altri.

A Quarto Oggiaro dove le differenze sono date anche dalla protervia di qualche bulletto, Fabrizio insegna ai suoi ragazzi a saper combattere prima di tutto con sé stessi. Con la tua, di paura. Quando hai vinto quella, puoi allora usare la testa per combattere.

È sempre l’ultima strada da percorrere, la violenza. Ma se hai combattuto con la tua, di paura, allora sai riconoscere quella di chi ti sta davanti. Puoi sentirla. E rimanere fermo di fronte a chi ti intimidisce.

Nulla fa più paura di chi davanti all’arroganza, semplicemente non recede. Il primo pugno lo tiri in quel momento. Poi è questione di testa e di tecnica. Fabrizio mi racconta come lo fa nella sua palestra.

Oggi diventata punto di riferimento del quartiere. La prima cosa bella, è vincere il timore del confronto, e dello scontro. Per vincere sugli altri, bisogna vincere su se stessi
Esco da lì dopo una sauna di sudore a causa dei 40° di temperatura. Rafforzato nella convinzione che l’arte del combattimento è l’arte della vita. Restare in piedi è quello che conta. Rialzarsi se colpiti.
Non mollare mai per nessun motivo. E lottare. Uomo o donna che tu sia, nessuno può metterti sotto, se tu non lo vuoi