“Non accettare caramelle dagli sconosciuti, non parlare con persone estranee”. Chi ha vissuto gli anni ’50, ’60 e ’70 e forse anche quelli ’80, questa frase da bambino se l’è sentita ripetere almeno una volta dalla propria mamma

Era il modo in cui capivi che stavi per accedere al mondo “dei grandi”, degli adulti. Il monito a porre attenzione a chi avesse cercato di attirare la nostra attenzione magari offrendoci delle caramelle oppure cominciando a parlarci, senza sapere chi fossimo, ci ammoniva a porre l’attenzione ad una delle peggiori fantasie che in quegli anni, ed anche in quelli a seguire, si coltivava: quella dell’orco. Del mostro potenzialmente vicino che avrebbe potuto allontanarti dall’abbraccio della famiglia.

Per questo un’intera generazione è cresciuta con questa convinzione: in mezzo a noi ci sono gli uomini cattivi, che la favola di cappuccetto rosso identificava perfettamente: il lupo cattivo aveva le fattezze di una nonna.

Nell’era digitale il mostro non ha più fattezze umane. Ha le dimensioni di un telefono tascabile, pesa forse meno di 100 grammi, ed ha in sé pericoli infinitamente maggiori di quelli delle favole di una volta. Proprio il device è oggi il pericolo numero uno per i ragazzi per l’uso spregiudicato che ne fanno: il sexting è forse uno degli elementi più pericolosi allorquando la scoperta del sesso e del proprio corpo come soggetto sessuale viene veicolato attraverso il web. Le immagini pubblicate nel tempo rischiano di diventare indelebili e soprattutto di ripresentarsi con costanza.

L’alert maggiore però arriva dalla consuetudine di usare il cellulare come appartenenza ad un branco in cui l’anonimato può diventare un mezzo per esercitare violenza di gruppo contro una vittima prescelta.

La riflessione ulteriore che in quest’intervista facciamo con la senatrice Elena Ferrara, che ha scritto la legge 71 nel 2017 contro il cyberbullismo, pone l’attenzione sul fatto che le piattaforme sul web e i social network alimentano costantemente il bisogno di nutrirsi dell’appartenenza a quel mondo in un progressivo annichilimento dell’identità dei più giovani, che diventano così dei moderni tossicodipendenti, avvelenati dalle caramelle offerte dal web che sollecitano continuamente la loro presenza con continue e ripetute domande sul “come si sentono o sul cosa hanno da dire”.

Così, appunto da tenerli costantemente sul device. La senatrice ci offre per questa ragione una panoramica di come il legislatore sia intervenuto.

La ratio, per quanti tra i giovani si macchiano di reati, è di ammonirli davanti all’autorità costituita, affinché sia loro concessa la facoltà di comprendere la pericolosità del mezzo, che spesso sfugge a loro stessi e ai loro genitori.

Ecco cosa ci ha detto la senatrice Ferrara in un’intervista a margine di un convegno sul cyberbullismo tenutosi a Milano presso la scuola di Via Muzio, “Muratori e Menotti Pio”, organizzato dalla Prof.ssa Maria Amantea dell’associazione Io Valgo