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È stata una tre giorni comunque bellissima, ricca d’incontri e di eventi, bagnata da tonnellate di pioggia e colpita da un generale maltempo che non ha fiaccato tuttavia l’animo dei suoi partecipanti e neppure dei suoi organizzatori.

Luisa Zanetti, che vedete nell’intervista, fa parte di una cooperativa sociale, chiamata Amelinc, la quale si occupa di fatto di programmi pedagogici, di famiglie e minori soprattutto, ma non soltanto, immigrati. Progetti sociali che coinvolgono le istituzioni, insieme a psicologi, antropologi, sociologi i quali si applicano per adottare un sostegno a categorie sociali colpite dalla guerra o dalla malferma economia internazionale che si riverbera fino all’uscio di casa di molti italiani

Luisa Zanetti in quest’intervista girata durante Iocisonoetu all’Arena di Milano spiega la nascita di Amelinc nel 2006 e spiega soprattutto in che misura l’ascensore sociale per molte persone trovi il modo per fare qualche piano verso l’alto quando l’associazionismo riesce a diventare una leva.

Leva che riesca a svellere radicate condizioni di disagio e di sofferenza economica. Un impegno che diventa uno straordinario modo con cui coniugare l’etica personale al bene pubblico, e l’Io al Noi. Il senso profondo dell’Essere, dipende anche da questo genere d’impegno morale: riuscire ad essere felici solo se lo sono anche quelli che ti circondano. Certo a molti potrà apparire una semplice utopia oppure la declinazione di un radicato impegno che la condizione umana richiama verso la coscienza di tutti. Sappiamo che alla fine sono in pochi a premurarsi di fare da mediatori culturali, da stampella per gli ultimi perché stare vicino a chi soffre richiede pazienza, speranza, comprensione e tolleranza che sono condizioni fuori moda nella società dell’intolleranza a costo zero e della rabbia e dell’odio per moda. Dove non si arresta di depredare intere nazioni dei propri beni, semmai Zorro da un balcone del centro di Milano. La solidarietà oggi è l’isola che non c’è.

L’intervista con Luisa Zanetti