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Laura Coccia ha 33 anni, una Laurea Specialistica in Storia, un Dottorato di Ricerca all’Università Sapienza di Roma, una legislatura da parlamentare PD. È affetta da tetraparesi spastica e per questo è diventata anche atleta paralimpica.

Per Laura ho una gratitudine infinita, in ragione del fatto che è una di quelle persone che crede a quello cui partecipa e quando decide d’investire in un progetto lo fa con tutta se stessa. Ad Iocisonoetu, l’evento tenutosi la scorsa settimana all’Arena di Milano, lei ha partecipato con grande entusiasmo, malgrado la pioggia ci abbia traditi e in qualche modo abbia contribuito a ridurre gli eventi.

Laura Coccia è una di quelle donne che capisci subito esserci con il cuore quando fa le cose. Anche a Milano ha lasciato traccia della sua inconfondibile bellezza. Ad un certo punto, parlando di violenza sulle donne e delle sopraffazione che la cultura contemporanea ancora oggi esercita su di loro, ha posto un tema molto reale e molto sentito. Quello che si produce quando in una coppia è la donna a guadagnare più dell’uomo

Perché in una società come quella italiana, non è residuale, ma maggioranza, quella che ancora considera che “l’uomo ha da portà i pantaloni”, quindi deve essere lui che deve portare a casa i soldi; sempre lui a guadagnarne di più, mentre la donna può farlo, un lavoro, ma in modo residuale e comunque pagata meno di un maschietto. È per questo che Laura racconta che, una volta diventata parlamentare, in diversi le si sono rivolti con fare preoccupato rammentandole in modo commendevole che adesso avrebbe avuto un problema: “Come farai, appunto, ora che guadagni più di tuo marito?”

Perché nessuno lo dice ma una donna che esercita il potere, è considerata un’anomalia, tanto più se accade in Italia. Per questo da noi non c’è mai stato un primo ministro donna e neppure un Presidente della Repubblica, donna. E quando si parla di politica, inevitabile l’accostamento con l’avvenenza, se il politico è donna. Mentre un uomo politico, può essere brutto e scemo e viene considerato comunque una cosa normale. Anche normale da accettare. Questa dicotomia tutta italiana, in cui il concetto di uguaglianza non è quasi mai rispettato, in cui la donna non è considerata persona, ma femmina, quindi persona di secondo livello, che deve tacere se parla un uomo, appartiene ad una tipica sottocultura italiota, che non conosce differenze tra nord e sud. I femminicidi sono distribuiti in modo uniforme su tutto lo stivale.

Laura spiega perché in Italia non si conosca e affronti il tema della disabilità in modo ancora compiuto e perché tutto sommato faccia comodo mettere i disabili tutti all’interno di uno stesso calderone.

La lascio alla vostra attenzione. È un’intervista che merita. Perché merita la persona.