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Da anni siamo chiusi dentro la dicotomia destra – sinistra, comunisti – fascisti. Così il 25 Aprile è diventato il giorno della contrapposizione. Anziché il giorno dell’unità. La domanda che dovremmo porci è qual è il significato del 25 Aprile.

Una risposta, chiara, c’è. È il giorno della libertà. Il giorno in cui la percezione di noi come Paese s’è modificata. Il giorno in cui cioè l’essere umano, l’essere persone, l’essere uomo e donna, ha significato testimoniare la coscienza di poter disporre di sé.

Il 25 Aprile è il giorno in cui siamo diventati padroni di nuovo del nostro destino. O della lotta contro il nostro destino. Il giorno in cui siamo tornati a fare ciò che sentivamo appartenerci dentro. È il giorno in cui ciascuno ha sentito che il proprio futuro tornava nelle proprie mani

Il 25 Aprile, usato strumentalmente per dire ai vincitori della guerra che non sono i proprietari del brand della libertà, non è solo una palese declinazione della mancanza di conoscenza di noi stessi ma un inopportuno modo di sprecare il nostro tempo. Il 25 Aprile appartiene a tutti, appartiene in modo particolare a chi cerca la libertà dentro se stesso per comprenderne anche il significato. La libertà è l’egida, il paradigma dell’identità umana, e qualunque ricorrenza via sia, il 4 Luglio, il 9 Novembre, il 25 Aprile, dovrebbe essere percepita sempre come una festa collettiva, come l’autentica declinazione dell’identità umana. Fuggire dalla coscienza delle cose, per generare un appartenenza escludente, in cui alcuni sono ammessi ed altri no, costituisce un errore. A partire dalla ricostruzione storica di chi nega che il fascismo fu un errore nella sua attuazione politica, che il socialismo rivoluzionario di Mussolini altro non fu che una dittatura, ed in cui l’elargizione di servizi alla collettività fu possibile a costo della perdita dell’unico valore irrinunciabile: la libertà. Sarebbe bello confrontarsi con chi, dichiarandosi fascista, volesse spiegarci cos’è la libertà. Perché chi quel valore l’ha conquistato e tradotto sino a noi, quel bene sa cos’è. E ricordando cos’è significato esserne privato, vuole dirci di tenere memoria di questo valore. Non c’è nessun onore in chi la libertà in Italia l’ha tolta a tutti coloro i quali non si piegavano alla volontà del fascismo.

La Libertà ce l’ha consegnata la carta costituzionale. All’art 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Esattamente quello che non fu il fascismo. E che consente oggi a qualche esemplare dell’ignavia fattosi uomo, di sventolare ignobili striscioni.

La Libertà di cui dispongono oggi, coloro che la tolsero in Italia. Per vent’anni.

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