Milano Positiva: quando sapere l’inglese, conta

Pochi giorni fa ci arriva una soffiata: “Quell’importante figura istituzionale ha rischiato di farci incorrere in un incidente diplomatico, a causa delle sue ridotte capacità di parlare e comprendere l’inglese.”

Non è uno scherzo, è accaduto davvero in una sede istituzionale e come spesso accade in questi casi la notizia non è uscita. Da una parte per non seppellire d’insulti il o la rappresentante della pubblica istituzione, dall’altra per non fornire ulteriori strumenti agli interlocutori stranieri idonei a tenere in scacco il nostro amato ignorante nazionale. A cagione di ciò pertanto il video servizio del Corriere della Sera ( https://video.corriere.it/very-british-raggi-sfoggia-suo-inglese-piloti-formula-e/cb8ca59c-5c73-11e9-b6d2-280acebb4d6e?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall|very-british-raggi-sfoggia-suo-inglese-piloti-formula-e ) in cui il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, durante una conferenza stampa internazionale di presentazione della Formula E, sfoggia un inglese perfetto, è cosa che riteniamo degna d’attenzione. Non solo perché accade di frequente che i politici italiani non conoscano le lingue, ma anche perché i politici degli altri paesi invece di solito dimostrano una piena padronanza se non due persino di tre lingue straniere. Il che offre uno spaccato degli orizzonti culturali italiani. Generalmente pigri, indolenti, poco inclini a voler curiosare nelle culture altrui e a volerne comprendere il portato storico e le sue radici, gli italiani che dovrebbero essere classe dirigente hanno ancora poca volontà nel volersi cimentare con lo studio. Seconda osservazione: generalmente questa cattiva attitudine italiana è tipica più dell’uomo che della donna, tanto che Emma Bonino ha mostrato in moltissime occasioni il suo fluente inglese che l’avrebbe resa un’ottima commissario Europeo, o inquilina del Quirinale, dove non si ricorda a memoria d’aver mai sentito pronunciare ad un primo cittadino un discorso in una lingua straniera ( fa eccezione Giorgio Napolitano, che in un celebre intervento al Parlamento Europeo pronunciò un perfetto intervento in francese).

Poiché pertanto è nella comunità internazionale che con sempre maggiore frequenza dovremo interloquire in un mondo globale, conoscere le lingue è una priorità che la nostra generazione, e a maggior ragione quelle future, dovranno saper esercitare. E ciò che dimostra invece che ancora non lo sappiamo fare, è che il saper parlare l’inglese da parte di un sindaco, diventi una notizia per il maggiore quotidiano nazionale italiano. Notizia che tale non sarebbe in altri Paesi dove la classe dirigente di solito conosce almeno in modo fluente un’altra lingua. Per questo il sindaco di Roma merita almeno una citazione. Subbissata di fischi e insulti, quotidianamente, per la gestione della sua città, merita un elogio per come sa padroneggiare una lingua straniera. Se non altro perché dimostra d’aver appreso una cultura diversa dalla propria. E nella città eterna, dove tutto sembra restare eternamente uguale, non è cosa da poco

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