È una delle frontiere del giornalismo. La speculazione sul dolore. Sull’atto di eroismo di un ragazzino che coscientemente oppure no, sventa una tragedia, forse da solo forse con l’aiuto di qualcun altro. In ragione di questo si snocciolano articoli con appassionata volgarità per celebrare la propria riflessa volontà narcisistica di apparire e se possibile di strappare qualche soldo in edicola invogliando i clienti a comprare oppure ad apporre il proprio like o il proprio click nel nome di quell’art. 21 di cui in realtà non frega a nessuno. Perché diciamoci la verità: in realtà quello che il giornalismo nel caso del.bus di Paullo ha dimostrato, è solo quello di spettacolizzare la notizia e poi di strumentalizzarla per apporvi un marchio di moralità da sbandierare dimenticando dolosamente che l’interesse primigenio di una comunità dovrebbe essere quello di tutelare la dignità e la psicologia di un un ragazzino che si appresta a diventare uomo, senza sottoporlo alle comparsate mediatiche al fine di garantirsi un vantaggio sul piano degli ascolti e delle vendite, oppure per garantirsi un’opportunità politica di attaccare o di contrastare parte delle fazioni di governo. Nulla da eccepire se questa forma di dialettica non avesse usato in modo eticamente scorretto il narcisismo di un ragazzino per celebrarne gesta che avrebbero dovuto avere una dimensione anzitutto privata, e se pubblica, di tipo istituzionale. Non invece prestata alla volgarizzazione mediatica prima e social poi, cosa che entrambi i soggetti conoscono benissimo. Non è questione di porre in discussione il diritto di cronaca o d’informazione. Si chiede semmai di garantire a chi non può farlo da solo, di non essere coinvolto in un meccanismo ormai fuori controllo com’è l’informazione oggi, ridotta a razzolare nei meandri della spazzatura social pur di sopravvivere a se stessa. Sarebbe ora che qualcuno cominciasse a porre la questione tra chi assume come un dovere quello di rispettare i bambini ed i ragazzi. Ammesso ci sia qualcuno davvero interessato a farlo